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Juve Stabia, sequestrate le quote al nuovo patron Agnello: sospetti sulla compravendita a 1 euro

La società era stata costituita con un capitale sociale di 2mila euro appena quattro giorni prima della compravendita. Un passaggio definito quanto meno "allarmante" dai magistrati
Juve Stabia, sequestrate le quote al nuovo patron Agnello: sospetti sulla compravendita a 1 euro
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Ci sono i sospetti sul passaggio di proprietà del 17 aprile scorso di una delle realtà calcistiche più longeve del Sud Italia, fresca di approdo ai play off promozione per la serie A, dietro il sequestro giudiziario delle quote e del patrimonio societario della Juve Stabia. Un euro, tanto è costato il passaggio delle vespe dalla Brera Holdings Public Limited Company alla Stabia Capital dell’imprenditore Francesco Agnello, quest’ultima costituita con un capitale sociale di 2mila euro appena quattro giorni prima della compravendita. Un passaggio definito quanto meno “allarmante” dai magistrati della misura per l’applicazione delle misure di prevenzione del tribunale di Napoli, presieduto dal giudice Teresa Areniello.

Il sequestro – accolto tra la gioia dei tifosi stabiesi – segue i fatti di ottobre, quando il tribunale di Napoli – su richiesta del procuratore nazionale Antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo, del procuratore di Napoli Nicola Gratteri e del questore di Napoli Maurizio Agricola – hanno sottoposto la società che milita in serie B all’amministrazione giudiziaria. Ritenendo che la gestione dell’indotto della Juve Stabia fosse condizionata dalla camorra locale.

Poi la dismissione da parte della Brera, che si è mostrata poco collaborativa nella gestione della società, condotta senza interlocuzione con il Tribunale. L’amministratore aveva dichiarato dalla Dna che l’obiettivo era portare la società alla bancarotta. Agnello viene descritto, nell’ambito di una misura di prevenzione del tribunale di Roma, come “una personalità pericolosa perché dedica a truffe” tanto che ha riportato una condanna a più di quattro anni per bancarotta fraudolenta. Di qui il sequestro giudiziario, adottato “per preservare l’impresa dal pericolo di dispersione, alienazione e sottrazione del patrimonio”.

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