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Ripescaggio Italia ai Mondiali, martedì prossimo è la prima data chiave per capire la scelta dell’Iran

Le due date da segnare sul calendario per la probabile fine di questo tormentone: se Teheran scegliesse il boicottaggio, la federazione ha ancora pochi giorni per evitare una multa salatissima
Ripescaggio Italia ai Mondiali, martedì prossimo è la prima data chiave per capire la scelta dell’Iran
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L’Italia guarda ai Mondiali da lontano, ma il tormentone del possibile ripescaggio continua a riemergere. È successo dopo l’esclusione da Qatar 2022 e si ripete ora, dopo il fallimento nei playoff contro la Bosnia. Stavolta al centro delle speculazioni c’è l’Iran, qualificato alla Coppa del Mondo 2026 ma alle prese con una scelta delicata, dettata ovviamente dalla situazione geopolitica: la Nazionale di Teheran andrà a giocare negli Stati Uniti, il Paese che li ha attaccati? Più che una possibilità concreta, però, il ripescaggio azzurro resta soprattutto un esercizio teorico.

Le due date da segnare sul calendario per la probabile fine di questo tormentone sono il 12 e il 20 maggio. Martedì prossimo scatterà infatti la maggiorazione delle sanzioni economiche previste dal regolamento Fifa in caso di rinuncia di una Nazionale ai Mondiali. La federazione iraniana dovrà chiarire entro allora le proprie intenzioni: il regolamento prevede almeno 250mila franchi svizzeri di multa per chi si ritira entro 30 giorni dall’inizio del torneo, cifra destinata a salire fino a 500mila franchi in caso di decisione più tardiva. Il Mondiale inizierà l’11 giugno, quindi l’inizio della prossima settimana è già un momento decisivo.

Se l’Iran non dovesse comunicare il boicottaggio – e al momento non c’è nulla che faccia pensare a questa ipotesi – il secondo passaggio chiave sarà invece il 20 maggio, quando a Zurigo è previsto il vertice tra la Fifa e la federazione iraniana. L’incontro convocato da Gianni Infantino, confermato anche dal presidente della Federcalcio Mehdi Taj, servirà a fare il punto definitivo sulla partecipazione dell’Iran. Molto dipenderà dall’evoluzione della guerra e dalle garanzie di sicurezza che Stati Uniti e Fifa saranno in grado di offrire alla nazionale asiatica. Se a Zurigo dovesse filare tutto liscio, la presenza di Taremi e compagni ai Mondiali diventerebbe praticamente certa.

A mantenere vivo il dibattito contribuisce soprattutto l’ambiguità del regolamento Fifa. L’articolo 6.7 della Coppa del Mondo 2026 stabilisce che, in caso di ritiro o esclusione di una squadra qualificata, sarà la Fifa a decidere “a propria esclusiva discrezione” come intervenire, senza criteri prestabiliti. È questo vuoto normativo ad alimentare il racconto del possibile ripescaggio dell’Italia. Ma, al netto delle suggestioni, i segnali vanno in direzione opposta. Infantino nei giorni scorsi ha ribadito che “l’Iran giocherà i Mondiali” e ha sottolineato come “non ci sia nessuna federazione sospesa”. Anche Donald Trump ha raffreddato le ipotesi: “Non vogliamo penalizzare gli atleti”, ha detto rispondendo a una domanda sull’eventuale esclusione dell’Iran.

A spingere per l’ipotesi azzurra resta solamente Paolo Zampolli, l’imprenditore italiano nominato inviato speciale da Trump, che continua a sostenere come l’Italia “avrebbe i requisiti giusti” per prendere il posto dell’Iran. Ma tra pressioni politiche, regolamenti vaghi e scenari internazionali instabili, la sostanza cambia poco: fino al 12 e al 20 maggio il caso resterà formalmente aperto, anche se la prospettiva di vedere davvero gli azzurri ripescati continua ad apparire remotissima.

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