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Il sogno di una sfida Pellizzari contro Vingegaard, Milan per le volate e Ciccone per le salite: il Giro degli italiani

La presentazione del Giro d'Italia 2026, al via oggi dalla Bulgaria: li danese è l'uomo da battere, ma il ciclismo azzurro può sperare di tornare protagonista
Il sogno di una sfida Pellizzari contro Vingegaard, Milan per le volate e Ciccone per le salite: il Giro degli italiani
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Da Nessebar in Bulgaria a Roma. Dal Blockhaus al Passo Giau. Totale: 3.469 chilometri e 49.150 metri di dislivello divisi in 21 tappe. Un lungo percorso dove risuona in sottofondo una domanda: la Tripla Corona di Jonas Vingegaard o l’affermazione definitiva di Giulio Pellizzari? È l’edizione 109 del Giro d’Italia, in programma da oggi al 31 maggio. Il danese – vincitore di due Tour de France nel 2022 e 2023 – si presenta ai nastri di partenza con i gradi dell’uomo da battere.

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Al Giro Vingegaard arriva per togliersi una soddisfazione non di poco conto: completare la Tripla Corona prima di Pogacar. Diventare l’ottavo corridore a conquistare almeno una volta i Grandi Giri dopo Jacques Anquetil, Felice Gimondi, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Alberto Contador, Vincenzo Nibali e Chris Froome. Al campione del mondo sloveno infatti manca ancora la Vuelta de Espana, corsa nel 2019 e mai più disputata. Il capitano della Visma Lease-a-Bike può portare la Danimarca per la prima volta nell’albo d’oro della Corsa Rosa. Vingegaard arriva a questo appuntamento dopo un’ottima prima parte di stagione. Nessuna Classica Monumento (come ormai da tradizione) ma i successi alla Parigi-Nizza e alla Volta Ciclista a Catalunya: “Vincere il Giro d’Italia è un grande obiettivo – ha dichiarato il danese alla vigilia -, non vedo l’ora di iniziare”. La forma fisica e la fiducia ci sono, ma ci sono anche molte insidie, a cui si aggiungono i rivali, a cominciare da Pellizzari.

Il 22enne marchigiano è la grande speranza per rivedere un italiano trionfare al Giro dieci anni dopo Vincenzo Nibali. Sesto nel 2025, si presenta come il capitano della Red Bull Bora e per tanti è il vero avversario di Vingegaard. Il recente Tour of the Alps dominato ha certificato tutti i miglioramenti avuti negli ultimi dodici mesi. Il podio è l’obiettivo dichiarato; la maglia rosa finale il sogno difficile ma non impossibile. Compiere l’impresa consacrerebbe definitivamente Pellizzari, rendendolo anche il sesto corridore più giovane a vincere il Giro e il più precoce degli ultimi 47 anni. Le sei frazioni di media montagna e soprattutto le cinque di alta montagna sono adatte alle sue caratteristiche, mentre la crono lungo la costa toscana della Versilia sarà un bello spartiacque. Dalla sua parte ci sarà anche un gregario d’eccezione: Jai Hindley, vincitore della maglia rosa nel 2022.

Non mancano però gli outsider. Uno su tutti è Adam Yates, capitano della UAE dopo il forfait di Almeida. In carriera può vantare un terzo posto al Tour ma al Giro non è mai andato oltre la nona posizione. L’australiano Ben O’Connor sa farsi valere in montagna: secondo alla Vuelta nel 2024, quarto due volte a Giro e Tour. Ben altro peso specifico ce l’ha Egan Bernal, campione nel 2021 ma ancora condizionato dall’infortunio del 2022 che ha spezzato in due la sua carriera. Al Tour of the Alps è arrivato secondo dietro a Pellizzari.

Tornando agli italiani, Pellizzari non è il solo voglioso di lasciare un segno. Jonathan Milan torna sulle strade del Giro per puntare alla terza maglia ciclamino (Tobias Lund Andresen, Kaden Groves e Paul Magnier i suoi principali avversari) dopo aver vinto questa speciale classifica nel 2023 e 2024. Aggancerebbe Mario Cipollini, con il record di Francesco Moser e Giuseppe Saronni a portata di mano (quattro). Filippo Ganna punta alla cronometro in Versilia, mentre Giulio Ciccone non dovrebbe avere velleità di classifica visto la leadership di Derek Gee nella Lidl Trek. Andrà a caccia di tappe e magari della maglia azzurra di miglior scalatore già conquistata nel 2019.

Le tappe più importanti del Giro d’Italia 2026

Dopo le prime tre tappe bulgare, il primo vero banco di prova sarà la settima frazione, la più lunga del Giro, quella che arriva al Blockhaus. Tredici chilometri di salita, e per quasi dieci la pendenza sarà sopra il 9%, con punte fino al 14. La nona tappa Cervia-Corno avrà gli ultimi 12 km tutti in salita su strada di montagna con numerose curve e tornanti. Negli ultimi 3 km poi la pendenza si mantiene sopra il 10%. La frazione 14 è quella del tappone alpino AostaPila, con una sequenza di salite e discese: Saint-Barthélémy (15,8 km al 6,1%), Lin Noi (7,4 km al 7,9%), Verrogne (5,6 km al 6,9%), la salita di Pila (16,5 km al 7,1%). Ultimi chilometri tutti in salita attorno al 9%. La tappa 16, tra Bellizona e Carù, totalmente in territorio svizzero, è breve ma severa, con gli ultimi 3 km all’8%, ma sarà la 19esima tappa (Feltre-Alleghe/Piani di Pezzè) quella che probabilmente deciderà il Giro. È il classico tappone dolomitico senza respiro. Si salirà il Passo Duran (12,1 km all’8,2%), Coi (5,8 km al 9,7%, picco al 19%), Forcella Staulanza (6,3 km al 6.7%), il Passo Giau (9,9 km al 9,3% di media), il Passo Falzarego (10,1 km al 5,6%) e infine lo strappo fino all’arrivo di Piani di Pezzè. Ultimo chilometro tutto all’11%. L’ultima frazione di rilievo prima dell’epilogo di Roma partirà da Gemona del Friuli per arrivare a Piancavallo, da scalare due volte. Ultimi 15 km in salita, con i primi dieci tra il 9 e il 14 per cento.

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