Fabrizio Palermo lascia Mps. Ora c’è posto sia per lo storico avvocato di Urso che per Caltagirone jr
Fabrizio Palermo esce dal Montepaschi sbattendo la porta. E lascia il posto in cda al figlio di Francesco Gaetano Caltagirone. L’addio in polemica dell’amministratore delegato di Acea alla poltrona nel consiglio di amministrazione della banca senese avrà l’effetto collaterale di mantenere una poltrona per l’avvocato vicino a Fratelli d’Italia, Gianluca Brancadoro, già vicepresidente dell’istituto in quota governo-ministero dell’Economia, ma anche di liberarne una per il figlio del costruttore romano, Alessandro Caltagirone.
Il primo posto si era reso disponibile nei giorni scorsi, quando il board guidato da Luigi Lovaglio aveva dichiarato decaduto il consigliere Carlo Vivaldi, per l’incompatibilità del ruolo con quello analogo rivestito in Banca Mediolanum. A succedergli sarebbe stato chiamato il primo dei non eletti, Brancadoro, appunto, che è stato anche l’avvocato di fiducia del ministro Urso. Ma il fatto che subito dietro di lui era in attesa il giovane Caltagirone, aveva sollevato degli interrogativi sul mercato che aspettava delle risposte dal prossimo consiglio in calendario per l’11 maggio.
Poi a sorpresa sono arrivate le dimissioni di Palermo, annunciate la mattina del 7 maggio prima dell’apertura del mercato, anche se la notizia non ha avuto effetti sul titolo che in Borsa ha chiuso la seduta in calo dello 0,7% in linea con il mercato. Palermo, che sedeva nel comitato parti correlate e non aveva ancora sciolto l’incognita sul suo ruolo analogo in Generali, originariamente era stato indicato dal precedente consiglio di amministrazione come candidato alla posizione di amministratore delegato, ma la lista che lo sosteneva è uscita sconfitta all’assemblea dei soci del 15 aprile che ha dato la poltrona a Lovaglio. L’ad di Acea, ha fatto sapere il Monte in una nota, ha deciso di andarsene “non condividendo le recenti determinazioni in materia di governance” del consiglio.
Secondo quanto è stato fatto trapelare sulla agenzie di stampa, il numero uno della società romana dell’acqua “imputerebbe alla maggioranza la scarsa valorizzazione del contributo dei consiglieri di minoranza, la mancanza di una dialettica costruttiva, frutto di un processo decisionale impositivo, e il ritardato accesso agli atti e alla documentazione”. I rilievi di Palermo non sono ovviamente condivisi dalla maggioranza. Tra l’altro, viene riferito sempre dalle agenzie, nel consiglio dello scorso 4 maggio il manager avrebbe votato a favore dei componenti dei comitati endoconsiliari e il board avrebbe accolto la sua richiesta di entrare nel comitato parti correlate, pur non accordandogli la presidenza dello stesso. Ora, salvo ulteriori colpi di scena che in questo caso non si possono escludere, le poltrone saranno rimesse in ordine lunedì prossimo.