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La “modesta mazzetta” e non solo: gaffe, frasi sessiste e spritz, tutto il “bestiario” di Nordio in tre anni e mezzo al governo

Giorgia Meloni lo ha blindato, nonostante i grattacapi prodotti - più o meno direttamente - dal Guardasigilli. Dal caso Almasri alla sconfitta al referendum sulla giustizia fino allo scoop del Fatto su Nicole Minetti. Eppure l'ex magistrato ha già un premio all'interno dell'esecutivo: quello di gaffeur
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Mi fido di Carlo Nordio, escludo le sue dimissioni”. Il ministro della Giustizia è sempre più solo, specialmente dopo lo scoop de il Fatto Quotidiano che ha svelato le falle dietro la grazia concessa a Nicole Minetti. Eppure Giorgia Meloni – va da sé, la persona che all’interno del governo conta più di tutte – lo ha difeso pubblicamente. Blindato, scrivono i giornali. Ma per quanto ancora può continuare questa protezione senza condizioni? La risposta, da un certo punto di vista, è presto detta: cacciare l’ex procuratore aggiunto della Procura di Venezia potrebbe significare far cadere il governo e – verosimilmente – andare al voto.

Qui, più che i fallimenti politici di Nordio – il più importante dei quali, naturalmente, è la sconfitta senza appello al referendum costituzionale – tracceremo una raccolta di gaffe, contraddizioni, affermazioni violente, talvolta razziste, talvolta totalmente offensive. Comprese richieste a tutti gli effetti sorprendenti, come quando alla giornalista di La7, cappellino in testa e l’idea di essere fuori da un bacaro, domandò di portargli uno spritz. Dichiarazioni e polemiche che devono aver creato più di un grattacapo alla presidente del Consiglio, se non altro privatamente, dal momento che la leader di FdI non è mai sembrata accusare le conseguenze delle uscite improvvide del suo ministro. Dunque, dicevamo, lo stile comunicativo del “grande giurista”. Così, almeno, lo ha definito qualcuno.

Destreggiarsi in tre anni e mezzo di legislatura, e dunque di lavoro in via Arenula, non è semplice. Ma per semplificare l’esposizione, divideremo il bestiario – e ci scusino gli animali per l’uso improprio del termine – in tre categorie: 1) frasi razziste e sessiste, 2) contraddizioni e frasi smentite dai fatti (o che col concetto di legalità non sono esattamente di casa), 3) spericolate analogie (sì, da ridere).

“Mi porta uno spritz?”

Partiamo con le prime. È aprile del 2025, si sono compiuti da pochi giorni i femminicidi di Sara Campanella, la studentessa accoltellata a morte a Messina da un conoscente, Stefano Argentino, e di Ilaria Sula, 22enne uccisa dall’ex fidanzato Mark Antony Samson. E Nordio si trova a commentare così i due casi: “È illusorio che l’intervento penale, che già esiste, possa risolvere la situazione. Questi fatti si radicano nell’assoluta mancanza di educazione civica e rispetto verso le persone, soprattutto per quanto riguarda giovani e adulti di etnie che magari non hanno la nostra sensibilità verso le donne”. Neanche un mese dopo e il Guardasigilli è in Senato per il Question Time: deve rispondere a un’interrogazione sul braccialetto elettronico. Al termine dell’intervento introduce il concetto di “autodifesa” delle donne vittime di violenza. Come si pratica? “Rifugiandosi in una chiesa o in farmacia”. Verso fine anno, è novembre, il Guardasigilli questa volta è alla Camera: c’è la Conferenza internazionale contro il femminicidio. Prende la parola e a un certo punto dice: “C’è una sedimentazione nella mentalità dell’uomo, del maschio, che è difficile da rimuovere perché si è formata in millenni di sopraffazione, di superiorità e quindi anche se oggi l’uomo accetta e deve accettare questa assoluta parità formale e sostanziale nei confronti della donna, nel suo subconscio il suo codice genetico trova sempre una certa resistenza“. Insomma, il Dna maschile non accetta la parità tra i generi. Altre polemiche, ovviamente.

Ma una delle scene più emblematiche, anticipatrice del Nordio-pensiero, è quella a margine del comizio di Fratelli d’Italia a Roma, a giugno del 2024. Il ministro della Giustizia sta benissimo, ha un bel sorriso, e in mezzo alla folla si rivolge alla giornalista di Piazzapulita, Roberta Benvenuto: “C’è una sola cosa che mi manca. Mi piacerebbe uno spritz, non è che me lo può andare a prendere?”. Siccome Nordio conosce la cronista, vale a dire, sa che lavoro fa e sa perché è lì, la domanda sorge spontanea: avrebbe fatto la stessa richiesta a un giornalista?

Il ministro smentito

Una delle teorie di Nordio che più di tutte ha fatto balzare sulla sedia chi nella vita si occupa e si è occupato di lotta alla criminalità organizzata è quella secondo cui i mafiosi non parlano al telefono. “Un mafioso vero non parla né al telefono, né al cellulare perché sa che c’è il trojan, né in aperta campagna perché ci sono i direzionali” dice. Poi si scopre che Matteo Messina Denaro aveva due cellulari. Ma al ministro la teoria fa gioco per smontare le intercettazioni. Smentito, il Guardasigilli, anche sull’abuso d’ufficio, che definisce “obsoleto”. Ora però l’Ue ha approvato la direttiva Anticorruzione (coi voti, in Parlamento, anche di FdI), con la quale si chiede all’Italia di reintrodurre il reato che governo e maggioranza hanno abrogato due anni fa. E infine, in questa carrellata, la teoria più recente, innovativa: quella della “modesta mazzetta”. “Se si parla di tenuità o di modesta quantità persino della droga, non sarà una bestemmia parlare di modestia anche di cosiddette mazzette” dice.

Nordio vs magistratura (con sconfitta)

Vasta letteratura la compongono gli attacchi ai suoi ex colleghi. Tutto l’impianto di riforma costituzionale era, nei fatti, un grande attacco all’indipendenza dalla magistratura. Ma Nordio in Aula si spinge ad accusare il Parlamento, esortandolo a non essere supino ai pubblici ministeri. Sul caso Almasri – costato il posto, a distanza di più di un anno, alla sua capa di gabinetto Giusi Bartolozzi – Nordio incolpa i giudici: “Non hanno letto le carte, imperdonabile”. E poco prima del referendum sul Consiglio superiore della magistratura afferma che “ha un sistema para-mafioso. Sulla stessa riforma costituzionale – siamo a ottobre dell’anno scorso – ammette: “Ci sono ragioni per essere perplessi“. In effetti quasi 15 milioni di italiani si sono mostrati d’accordo col ministro.

Chiudiamo coi voli pindarici dello stile comunicativo del ministro. Quelli che prima della tristezza strappano il sorriso del “ma non è vero”. Come quando durante la difesa in Parlamento sul caso Almasri, nel bel mezzo della mozione di sfiducia, dice che insomma, questo povero ministro è stato accusato di tutto, “mancano solo la simonia e la bestemmia”. O come quando per difendere l’ex sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove sull’inopinata frase, relativa alle nuove auto della polizia penitenziaria, che “l’idea di sapere che non facciamo respirare chi sta dietro quei vetri oscurati mi riempie di intima gioia”, ebbene Nordio cita niente meno che Sandro Pertini e Sir Winston Churchill. Altro che Bisteccheria d’Italia. Per concludere col capolavoro: quando gli è stato fatto notare che la riforma della giustizia seguiva il sogno di Licio Gelli, il ministro ha risposto che “se Gelli ha detto che Gesù è morto in croce, non per questo dobbiamo dire che è morto di polmonite”.

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