Scomparsa di Barbara Corvi, indagini riaperte: nuovi esami sul Dna delle cartoline. Il marito: “Disponibile a qualsiasi accertamento”
Barbara Corvi scomparve da Montecampano di Amelia, in provincia di Terni, il 27 ottobre del 2009. Aveva 35 anni. La Procura di Terni ha riaperto il fascicolo sul caso. Al centro dei nuovi accertamenti torna Roberto Lo Giudice, marito della donna, nuovamente indagato per omicidio e occultamento di cadavere. L’uomo, che era stato arrestato nel 2021, era stato successivamente archiviato.
La novità investigativa riguarda due cartoline spedite da Firenze nove giorni dopo la sparizione. Messaggi apparentemente rassicuranti, indirizzati ai figli e firmati da Barbara, in cui la donna affermava di stare bene e di aver bisogno di allontanarsi per un periodo. Da sempre ritenute un possibile depistaggio, le cartoline sono ora oggetto di una nuova consulenza tecnico-scientifica: la Procura ha disposto accertamenti genetico-biologici per verificare eventuali tracce di Dna.
Secondo quanto riferito dalla difesa, rappresentata dagli avvocati Giorgio Colangeli e Cristiano Conte, si tratta di un “accertamento tecnico irripetibile” per il quale è stata richiesta la procedura dell’incidente probatorio, in attesa di un riscontro da parte del giudice. Le cartoline erano già state analizzate in passato sotto il profilo grafologico: gli esiti avevano escluso che fossero state scritte da Barbara Corvi, dal marito o da altri soggetti vicini alla famiglia. Ora l’attenzione si concentra sul materiale biologico repertato, nella speranza di individuare elementi utili a chiarire chi le abbia effettivamente spedite.
Il percorso giudiziario che coinvolge Lo Giudice è stato finora complesso. Arrestato appunto nel marzo 2021, era stato scarcerato dopo 23 giorni per insufficienza del quadro indiziario, una valutazione poi confermata anche in sede di legittimità. Successivamente, dopo ulteriori indagini senza esiti decisivi, il procedimento era quindi stato archiviato. La riapertura dell’inchiesta, avvenuta circa un anno fa ma resa nota solo di recente, sarebbe legata anche a un servizio televisivo andato in onda nel dicembre 2024. In quell’occasione, un presunto testimone aveva indicato un possibile luogo di sepoltura del corpo, un pozzo nelle campagne calabresi. Tuttavia, secondo la difesa, si tratterebbe di dichiarazioni già ritenute in passato inattendibili dagli inquirenti.
“Non ci sorprende la riapertura in sé, ma il fatto che sia avvenuta senza nuovi elementi concreti”, ha dichiarato l’avvocato Conte, sottolineando come il procedimento si basi su presupposti ritenuti “oggettivamente poco solidi”. Dal canto suo, Roberto Lo Giudice si dice pronto a collaborare: “Sono disponibile a qualsiasi accertamento, non ho nulla da nascondere. Voglio che emerga la verità”. Intanto, dopo oltre quindici anni, il caso di Barbara Corvi resta ancora senza risposte definitive, sospeso tra nuovi accertamenti e vecchi interrogativi mai chiariti.