Papa Leone riceverà il segretario di Stato Usa Marco Rubio il 7 maggio
Una missione di due giorni per appianare le tensioni tra l’amministrazione Trump e il Vaticano, nel tentativo di ‘disgelo’ delle relazioni bilaterali. Non solo con la Santa Sede, ma anche col governo Meloni, dopo gli attacchi del presidente Usa contro il suo mancato sostegno alla guerra in Iran. Giovedì 7 maggio Papa Leone XIV riceverà il segretario di Stato americano Marco Rubio, anche se l’incontro – riferiscono fonti all’Ansa – non è ancora nell’agenda ufficiale del Pontefice. Il faccia a faccia è un appuntamento di rilievo, considerato che il Pontefice normalmente incontra in Vaticano presidenti e capi di stato. Il Corriere della Sera aggiunge inoltre che venerdì Rubio vedrà dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e con lui lo stesso giorno vedrà a pranzo il ministro della Difesa Guido Crosetto. Non è escluso, ma nemmeno confermato, un faccia a faccia tra il Segretario americano e la premier Giorgia Meloni: “La voglio incontrare”, ha fatto sapere.
Il Papa aveva già incontrato Rubio lo scorso anno, il giorno del suo insediamento, il 18 maggio, e il giorno successivo, quando Leone XIV aveva ricevuto il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance. Il tycoon, proprio mentre Leone si apprestava a volare per il suo viaggio in Africa, lo scorso 13 aprile, lo aveva accusato di essere “debole” sulla criminalità e “pessimo” in politica estera. Prevost, rispondendo ai giornalisti che lo accompagnavano nel viaggio apostolico, aveva replicato di “non avere paura” dell’amministrazione americana, di volere continuare a parlare di pace e che non voleva “entrare in un dibattito” con il presidente Trump.
Gli attacchi di Trump a Leone – Prima le foto vestito da Papa, poi quelle in cui si raffigurava come Gesù, quindi l’attacco diretto al Pontefice, senza precedenti per la virulenza, le parole usate, la caparbietà nel ribadire la sua ostilità. Gli attacchi del presidente americano Donald Trump a Leone XIV sono, senza dubbio, una delle note salienti di questo anno di pontificato. Il tycoon aveva espresso giudizi negativi anche contro Francesco ma all’epoca era solo il candidato repubblicano e non ricopriva il delicato ruolo di guidare una delle maggiori potenze della terra. Con Leone la posta sembra essersi alzata, proprio a causa di questa insistenza di Prevost nella ricerca della pace. Costi quel che costi, anche mettersi contro il presidente della sua terra d’origine.
Eppure solo un anno fa Trump gongolava per l’elezione del primo Papa nato negli Stati Uniti: “È un onore realizzare che è il primo Papa americano, è emozionante, non vedo l’ora di incontrarlo”, dichiarava l’8 maggio del 2025. Il 13 aprile scorso i toni sono totalmente cambiati: “È pessimo in politica estera”, “non voglio un Papa che ritenga accettabile che l’Iran possieda l’arma nucleare”. Poi quella chiosa per attaccarlo anche sul piano personale: “Preferisco di gran lunga suo fratello Louis perché è totalmente Maga. Lui ha capito tutto”. Leone, che è in viaggio verso l’Africa, non si scompone e con mitezza, ma anche con decisione. replica: “Non ho paura dell’amministrazione Trump“, “continuerò ad alzare la voce contro la guerra”. E con lo stesso tono pacato aggiunge: “Non ho intenzione di dibattere con lui”.
Nelle parole di Trump si legge una reazione scomposta al ripetersi degli appelli di Leone per la pace. Richiami nei quali senza giri di parole ha attaccato le grandi potenze che “devastano il mondo”. Infine quella dichiarazione all’uscita della residenza di Castel Gandolfo dove definì le minacce Usa all’Iran “non accettabili”. Era il 7 aprile e il tycoon, neanche una settimana dopo, lancia la sua bordata.
Sullo sfondo c’è anche un presunto viaggio del Papa negli Stati Uniti che da oltreoceano auspicavano per quest’anno, per celebrare il 250° anniversario dall’indipendenza. Ma mentre negli Usa, il 4 luglio, ci saranno parate e celebrazioni, il Papa americano sarà a Lampedusa, a portare conforto ai migranti e verosimilmente a denunciare, ancora una volta, quel nord del mondo che poco o nulla fa per l’emisfero sud.
Da leader repubblicano Trump fu pesante anche con Papa Francesco: è “molto politicizzato”, “penso che non capisca i problemi del nostro Paese”, lo attaccava nel 2016 sulla questione dei migranti. E anche in quel caso trovò un Pontefice deciso, meno mite di Prevost: “Una persona che pensa di fare i muri non è cristiano”, disse Bergoglio ai giornalisti di ritorno dal suo viaggio negli Stati Uniti. E nel 2017, quando Trump venne eletto per la prima volta alla Casa Bianca, il commento del Papa argentino fu laconico: “Vedremo che cosa farà”.