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“Rubio in visita in Italia: missione per tentare il disgelo con Vaticano e governo Meloni”

Il Corriere della Sera scrive che giovedì e venerdì prossimi il segretario di Stato degli Stati Uniti, Marco Rubio, sarà a Roma per un tour di incontri tra Santa Sede ed esecutivo
“Rubio in visita in Italia: missione per tentare il disgelo con Vaticano e governo Meloni”
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Una missione di due giorni per appianare le tensioni tra l’amministrazione Trump e il Vaticano, nel tentativo di ‘disgelo’ delle relazioni bilaterali. Non solo con la Santa Sede, ma anche col governo Meloni, dopo gli attacchi del presidente Usa contro il suo mancato sostegno alla guerra in Iran. Giovedì e venerdì prossimi il segretario di Stato degli Stati Uniti, Marco Rubio, sarà a Roma per un tour di incontri tra Santa Sede ed esecutivo, scrive il Corriere della Sera. Per Rubio è la terza visita in Italia, dopo quella dello scorso maggio a Villa Madama e la presenza all’inaugurazione delle olimpiadi invernali, con J.D. Vance, a febbraio.

L’agenda romana di Rubio non è ancora chiusa, riferisce il quotidiano. Prevede al momento tre incontri. Per prima cosa vedrà il Segretario di stato della Santa Sede Pietro Parolin. Il giorno dopo Rubio sarà dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e con lui lo stesso giorno vedrà a pranzo il ministro della Difesa Guido Crosetto. Non è escluso, ma nemmeno confermato, un faccia a faccia tra il Segretario americano e la premier Giorgia Meloni: “La voglio incontrare”, ha fatto sapere. E poi c’è un altro punto interrogativo: chissà se Papa Leone XIV gli concederà udienza.

Gli attacchi di Trump a Leone – Prima le foto vestito da Papa, poi quelle in cui si raffigurava come Gesù, quindi l’attacco diretto al Pontefice, senza precedenti per la virulenza, le parole usate, la caparbietà nel ribadire la sua ostilità. Gli attacchi del presidente americano Donald Trump a Leone XIV sono, senza dubbio, una delle note salienti di questo anno di pontificato. Il tycoon aveva espresso giudizi negativi anche contro Francesco ma all’epoca era solo il candidato repubblicano e non ricopriva il delicato ruolo di guidare una delle maggiori potenze della terra. Con Leone la posta sembra essersi alzata, proprio a causa di questa insistenza di Prevost nella ricerca della pace. Costi quel che costi, anche mettersi contro il presidente della sua terra d’origine.

Eppure solo un anno fa Trump gongolava per l’elezione del primo Papa nato negli Stati Uniti: “È un onore realizzare che è il primo Papa americano, è emozionante, non vedo l’ora di incontrarlo”, dichiarava l’8 maggio del 2025. Il 13 aprile scorso i toni sono totalmente cambiati: “È pessimo in politica estera”, “non voglio un Papa che ritenga accettabile che l’Iran possieda l’arma nucleare”. Poi quella chiosa per attaccarlo anche sul piano personale: “Preferisco di gran lunga suo fratello Louis perché è totalmente Maga. Lui ha capito tutto”. Leone, che è in viaggio verso l’Africa, non si scompone e con mitezza, ma anche con decisione. replica: “Non ho paura dell’amministrazione Trump“, “continuerò ad alzare la voce contro la guerra”. E con lo stesso tono pacato aggiunge: “Non ho intenzione di dibattere con lui”.

Nelle parole di Trump si legge una reazione scomposta al ripetersi degli appelli di Leone per la pace. Richiami nei quali senza giri di parole ha attaccato le grandi potenze che “devastano il mondo”. Infine quella dichiarazione all’uscita della residenza di Castel Gandolfo dove definì le minacce Usa all’Iran “non accettabili”. Era il 7 aprile e il tycoon, neanche una settimana dopo, lancia la sua bordata.

Sullo sfondo c’è anche un presunto viaggio del Papa negli Stati Uniti che da oltreoceano auspicavano per quest’anno, per celebrare il 250° anniversario dall’indipendenza. Ma mentre negli Usa, il 4 luglio, ci saranno parate e celebrazioni, il Papa americano sarà a Lampedusa, a portare conforto ai migranti e verosimilmente a denunciare, ancora una volta, quel nord del mondo che poco o nulla fa per l’emisfero sud.

Da leader repubblicano Trump fu pesante anche con Papa Francesco: è “molto politicizzato”, “penso che non capisca i problemi del nostro Paese”, lo attaccava nel 2016 sulla questione dei migranti. E anche in quel caso trovò un Pontefice deciso, meno mite di Prevost: “Una persona che pensa di fare i muri non è cristiano”, disse Bergoglio ai giornalisti di ritorno dal suo viaggio negli Stati Uniti. E nel 2017, quando Trump venne eletto per la prima volta alla Casa Bianca, il commento del Papa argentino fu laconico: “Vedremo che cosa farà”.

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