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“Bendati per tutto il viaggio, picchiati così forte da perdere conoscenza due volte”: Avila e Abukeshek sono in Israele, interrogati da Servizi e giudici

Il racconto dei due prigionieri del governo di Tel Aviv e le loro condizioni sono stati riferiti dal team legale Adalah che ha chiesto maggiori informazioni sull'accusa di "organizzazione terroristica" ma le autorità israeliane si sono rifiutate di fornirle. I due sono stati intercettati su una barca italiana, ma il governo Meloni tace
“Bendati per tutto il viaggio, picchiati così forte da perdere conoscenza due volte”: Avila e Abukeshek sono in Israele, interrogati da Servizi e giudici
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Uno trascinato a faccia in giù sul pavimento e picchiato così violentemente da perdere conoscenza due volte: i lividi sono sul volto, compresa l’area intorno all’occhio sinistro: alcuni movimenti sono limitati dal dolore. L’altro bendato e con le mani legate, costretto a rimanere sdraiato a faccia in giù sul pavimento per tutte le lunghe ore di navigazione da Creta a Israele, dal momento della cattura fino alla mattina di sabato: sul volto e sulle mani compaiono i lividi. E’ la storia di Thiago Avila e Said Abukeshek, i due dirigenti della Global Sumud Flotilla, sequestrati in acque internazionali dalla Marina israeliana. A riferire i loro racconti e le loro condizioni sono gli avvocati di Adalah, il centro legale indipendente gestito da palestinesi in Israele, che hanno potuto incontrare i due attivisti: il primo è brasiliano, il secondo è spagnolo di origini palestinesi (è nato in un campo profughi della Cisgiordania). Le testimonianze sconvolgenti fornite da entrambi gli attivisti – spiega il team legale – rivelano violenze fisiche e detenzione prolungata in posizioni forzate da parte delle forze militari israeliane durante i due giorni trascorsi in mare.‌ Entrambi si trovano ora nel centro di detenzione di Shikma, ad Ashkelon, dopo oltre due giorni passati sulla corvetta della Marina, una nave militare cargo adattata a prigione con tre portacontainer e filo spinato.

I legali raccontano che Avila è stato chiuso in una cella senza finestre. Dalla cattura fino al penitenziario è sempre stato bendato e in isolamento. Ha detto di essere stato interrogato dall’agenzia di intelligence Shabak e che gli è stato detto che sarà successivamente interrogato dal Mossad con il sospetto di “affiliazione a un’organizzazione terroristica”. Gli avvocati hanno chiesto informazioni sulle accuse, ma le autorità israeliane si sono rifiutate di fornirle. Da parte sua Abukeshek è stato informato di essere sotto interrogatorio da parte dello Shabak con il sospetto di “affiliazione a un’organizzazione terroristica”.

Ora entrambi hanno dichiarato lo sciopero della fame, berranno solo acqua. Domenica dovranno comparire alle 9,30 davanti al Tribunale di primo grado di Ashkelon per un’udienza sulla proroga della loro detenzione.‌ Adalah sostiene che il trattamento riservato ai due attivisti – l’isolamento, la bendatura prolungata, le percosse – costituisce una ‌ grave violazione del diritto internazionale. ‌Qualsiasi interrogatorio, sottolineano i legali, è illegale.

Sia Avila che Abukeshek al momento del blitz degli israeliani si trovavano a bordo della Eros 1, una barca che batte bandiera italiana: per il diritto marittimo è come se valesse la sovranità dell’Italia. Tuttavia da più di 24 ore permane il silenzio tombale del governo Meloni, a differenza della Spagna (coinvolta perché Abukeshek è cittadino spagnolo) che ha già parlato con il premier e due ministri, oltre ad aver inviato sul posto l’incaricato d’affari. Anche per questo le legali della Flotilla in Italia (Patrizia Corpina, Francesca Cancellaro, Tatiana Montella, Sonia Randazzo, Serena Romano, Maria Cristina Cecchini) hanno presentato un esposto al procuratore di Roma Francesco Lo Voi per indagare non solo per sequestro di persona aggravato dall’uso delle armi e dalla minorata difesa ma anche di rifiuto d’atti d’ufficio nei confronti delle “autorità italiane” che avrebbero avuto il dovere di “tutelare l’incolumità” di persone sottoposte “alla giurisdizione dello Stato” proprio perché si trovavano a bordo della Eros 1 e di farlo “senza ritardo”.

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