La Nato incontra a porte chiuse registi e sceneggiatori: “Vuole che contribuiscano alla propaganda”
La Nato è “una tigre di carta” dice spesso Donald Trump. Per difendersi, almeno secondo quanto rivela il Guardian, l’alleanza internazionale punta anche sul cinema. Il quotidiano britannico rivela che l’organizzazione sta tenendo incontri a porte chiuse con sceneggiatori, registi e produttori cinematografici e televisivi in Europa e negli Stati Uniti. La scelta ha scatenato accuse da parte di chi crede che sia un chiaro tentativo di fare propaganda.
“Conversazioni informali”, è così che l’alleanza – dal canto suo – definisce gli incontri con i professionisti del mondo del cinema, tre dei quali si sono già tenuti a Los Angeles, Bruxelles e Parigi. Un lavoro iniziato però già nel 2024 quando otto sceneggiatori erano stati invitati al quartier generale della Nato a Bruxelles per approfondire le tematiche relative alle politiche di sicurezza. Il prossimo appuntamento invece, nel mese di giugno, avrà come tema l’evoluzione della situazione della sicurezza in Europa e oltre” e si terrà a Londra. I membri dell’alleanza incontreranno gli sceneggiatori della Writers’ Guild of Great Britain (Wggb), il sindacato che rappresenta questi professionisti nel Regno Unito. Al meeting pare che parteciperà anche l’ex portavoce della Nato James Appathurai, ora vice assistente del segretario generale per le tecnologie ibride e cibernetiche. Come riporta il Guardian, un funzionario della Nato ha commentato l’iniziativa definendola parte di una serie di “eventi che nascono nascono dall’interesse manifestato dagli operatori del settore a saperne di più su cosa sia la Nato e su come funzioni”.
Per la Wggb, i membri del sindacato sono “pensatori liberi: una qualità preziosa che mettono a frutto nel loro lavoro”. Una libertà esercitata di certo da alcuni critici di queste iniziative, primo su tutti lo sceneggiatore irlandese Alan O’Gorman. Parlando con il giornale britannico O’Gorman ha definito l’incontro di Londra come “oltraggioso” anche perché “molte persone, me compreso, hanno amici e familiari, o provengono essi stessi, da Paesi che non fanno parte della Nato, che hanno sofferto a causa di guerre a cui la Nato ha partecipato e che ha fomentato“. L’alleanza, per lo sceneggiatore, vuole “diffondere i suoi messaggi attraverso film e programmi televisivi”. A fargli eco anche il collega pakistano Faisal A Qureshi secondo cui “il rischio per qualsiasi creativo che si avventuri in questo mondo anonimo di briefing di intelligence o militari è quello di lasciarsi sedurre e pensare di possedere ora una conoscenza segreta“.
Nonostante alcuni invitati sostengano di aver avuto la sensazione di essere stati chiamati a “contribuire alla propaganda della Nato”, non tutti sono dello stesso parere. C’è anzi chi crede che l’arte e l’alleanza dovrebbero collaborare maggiormente. Il think tank Centre for European Reform ha pubblicato a marzo un report in cui si invitavano i governi a coinvolgere i leader culturali dei propri Paesi per ottenere il sostegno pubblico a maggiori spese per la difesa e per “spiegare meglio perché questi investimenti nella difesa siano necessari”.