Chi è Jodar, il “nuovo” Rafael spagnolo che ha studiato tennis negli Stati Uniti. E ora sfida Sinner
Da numero 687 del mondo a 42 in un anno, con all’orizzonte la top 30. Il tutto portando un grande fardello sulle spalle. Perché se sei spagnolo, giochi a tennis e ti chiami Rafael l’associazione a Nadal diventa automatica e la pressione aumenta. Rafael Jodar è il nome nuovo balzato agli onori della cronaca. Un altro talento del tennis, che a suon di prestazioni e vittorie sta attirando su di sé le attenzioni di tutti, facendo dimenticare al pubblico di Madrid l’assenza di Alcaraz (ai box per un infortunio al polso). E adesso per il giovane spagnolo c’è il banco di prova più duro: Sinner nei quarti di finale.
Nato a Madrid il 17 settembre 2006 e figlio di due insegnanti, Jodar ha appena quattro anni quando afferra per la prima volta la racchetta da tennis, mentre ne ha sei anni quando debutta al Club de Tenis Chamartin, uno dei punti di riferimento del mondo tennistico della capitale. La passione per il tennis cresce rapidamente, anche se all’inizio Jodar dedica il proprio tempo anche al calcio. La scelta di puntare tutto sul tennis arriva all’età di dodici. È in quel momento che il suo percorso ha davvero iniziato. Per nome, nazionalità e tifo calcistico (Real Madrid), l’associazione a un altro Rafael, Nadal, viene immediata, ma Jodar rispetto al maiorchino e a tutti suoi connazionali cresciuti sulla terra rossa, sceglie una via diversa. Jodar dopo aver vinto lo Us Open junior nel 2024, a 17 anni, vola negli Stati Uniti per migliorare il suo gioco, entra al college all’Università della Virginia. E i risultati non tardano ad arrivare. Nel 2025 vince tre Challenger, tutti sul cemento e conquista un posto alle Next Gen Atp Finals, prima di lasciare il college e passare al professionismo. L’ascesa già iniziata diventa di colpo rapidissima. Jodar accede per la prima volta al tabellone principale di uno Slam agli Australian Open e a marzo conquista il suo primo titolo Atp, il 250 di Marrakech. A Barcellona invece si spinge fino alla semifinale, fermato da Arthur Fils. Poi arriva Madrid, casa sua.
Nella capitale spagnola Jodar ha alzato l’asticella dando inizio ai primi confronti. Servizio preciso, diritto potente, rovescio naturale e aggressivo e grande personalità in campo. I margini di miglioramento sono molti, soprattutto in fase difensiva. Non cerca molto l’anticipo sulla palla come Fonseca, ma preferisce lavorare il colpo. Il suo angolo è vuoto per ora. C’è solo il padre che lo segue. Non serve altro. Il 19enne madrileno ha vinto per la prima volta contro un top 10, Alex De Minaur, e poi ha trionfato contro Joao Fonseca, molto più chiacchierato e atteso come “terzo incomodo” nella rivalità tra Sinner e Alcaraz. A 19 anni e 217 giorni Jodar è stato il più giovane a battere un giocatore tra i primi dieci in un Masters 1000 da wild card. Meglio anche di Sinner. E meglio dell’azzurro e di Alcaraz ha fatto anche nelle prime 25 partite nel circuito maggiore: Jodar 17 vittorie, Alcaraz 14, Sinner 12. Fonseca invece si ferma a 15. Sulla terra rossa invece ha cominciato con un bilancio di 12 partite vinte e 1 sconfitta. Nadal allo stesso punto era 8-4. Numeri che inquadrano meglio di tante parole il suo impatto nel circuito. “Sta succedendo tutto molto velocemente”, ha dichiarato Jodar dopo la vittoria su De Minaur. Sì, Jodar sta arrivando a grande velocità.