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I farmaci usati da vip e sportivi per dimagrire stanno per diventare doping: il caso di Serena Williams

Il ritorno al tennis professionistico della 44enne campionessa americana, oggi testimonial della semaglutide, ha scatenato il dibattito
I farmaci usati da vip e sportivi per dimagrire stanno per diventare doping: il caso di Serena Williams
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I farmaci dimagranti diventati famosi negli ultimi anni grazie al loro utilizzo da parte di celebrità e sportivi potrebbero presto entrare ufficialmente nella lista delle sostanze dopanti. Si tratta degli agonisti del recettore GLP-1, una categoria di medicinali nata per il trattamento del diabete ma sempre più utilizzata anche per favorire una rapida perdita di peso, nonostante i rischi per la salute. Tra i principi attivi più noti ci sono semaglutide (commercializzato con diversi nomi) e tirzepatide. Questi farmaci stimolano la produzione di insulina e aiutano a controllare i livelli di zucchero nel sangue, ma hanno anche l’effetto di ridurre l’appetito e favorire un marcato dimagrimento. Per questo motivo il loro utilizzo si è diffuso ben oltre l’ambito strettamente medico.

Il caso più eclatante è quello di Serena Williams. La campionessa statunitense, apparsa profondamente trasformata dal punto di vista fisico, è diventata testimonial di un’azienda farmaceutica produttrice di un farmaco appartenente a questa categoria. E ora a 44 anni è pronta a tornare nel tennis professionistico: giocherà il doppio sull’erba del Queens, a Londra, in coppia con la 19enne canadese Victoria Mboko. Un antipasto di un possibile rientro anche in singolare, nonostante oltre 4 anni di stop. Ma il caso di Serena Williams non è isolato. Un ruolo analogo è stato assunto anche da alcuni protagonisti dello sci di fondo scandinavo, discipline nelle quali il rapporto tra peso corporeo e prestazione sportiva è particolarmente rilevante.

Proprio il possibile vantaggio competitivo garantito da questi medicinali ha attirato l’attenzione dell’Agenzia Mondiale Antidoping (Wada). Dal 2024 gli agonisti del recettore GLP-1 sono infatti inseriti nella lista di monitoraggio dell’organismo internazionale. Attraverso controlli anonimi, la Wada sta cercando di capire quanto siano diffusi tra gli atleti prodotti che, riducendo in modo significativo la massa grassa, possono contribuire a migliorare le prestazioni.

Entro il 2028 l’agenzia dovrà decidere se inserire questi farmaci nell’elenco delle sostanze proibite. Gli esperti considerano questa eventualità molto probabile, come spiega Marco Bonarrigo sul Corriere della Sera. La valutazione si baserà sui criteri che regolano l’inclusione nella lista antidoping: miglioramento artificiale della prestazione, rischi per la salute e violazione dello spirito dello sport. Anche in caso di inserimento tra le sostanze vietate, però, il tema resterà complesso. Gli agonisti del recettore GLP-1 verrebbero con ogni probabilità classificati come “sostanze specifiche“, cioè farmaci che possono essere assunti in presenza di una prescrizione medica e di una specifica autorizzazione terapeutica rilasciata dalle autorità antidoping. Il che consentirà agli atleti di aggirare il divieto.

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