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Corte dei Conti e Bankitalia lanciano l’allarme sulla crescita. “La prudenza sui conti non basta. Servono piani per sostenere gli investimenti post Pnrr”

I magistrati contabili nell'audizione sul Dfp: sul debito quadro "non rassicurante" mentre la pressione fiscale "sembra stabilizzarsi, anziché indirizzarsi verso una riduzione che libererebbe risorse in favore delle imprese e delle famiglie". Il capo del Dipartimento Economia e Statistica di via Nazionale Brandolini auspica "un’azione di riforma che crei condizioni favorevoli a innovazione e crescita della produttività"
Corte dei Conti e Bankitalia lanciano l’allarme sulla crescita. “La prudenza sui conti non basta. Servono piani per sostenere gli investimenti post Pnrr”
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La Corte dei Conti e Bankitalia, in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Documento di finanza pubblica, lanciano un avvertimento a maggioranza e opposizioni: la vera emergenza italiana è la mancata crescita. Quella che Giorgia Meloni aveva assicurato essere “il suo grande focus di quest’anno”, ma che in base alle previsioni dello stesso governo languisce sempre di più: la crescita potenziale è destinata a ridursi a +0,5% nel 2029 e poi calare ulteriormente fino ad azzerarsi nel 2035. Con il Pnrr che va verso l’esaurimento, e senza il quale il Paese sarebbe con tutta probabilità già in recessione, è urgente – e complicatissimo – capire come sostenere il pil di qui in avanti.

“Per quanto fondamentale”, ha spiegato il capo del Dipartimento Economia e Statistica della Banca d’Italia Andrea Brandolini, “la prudenza nella gestione dei conti pubblici non sarà sufficiente, se non sarà accompagnata da un’azione di riforma che crei le condizioni favorevoli all’innovazione e alla crescita della produttività“. Per essere ancora più chiari: “Servono politiche perché questo Paese cresca più di quanto fatto in questi ultimi anni. Tassi di crescita sotto l’1% non possono risolvere la situazione, serve un impegno dell’intero mondo politico per individuare quali politiche siano importanti. Noi – ha ricordato – insistiamo molto sul capitale umano e sull’innovazione” e quindi sul “cogliere gli effetti della rivoluzione tecnologica”.

La Corte dei conti ha poi rilevato che in vista della conclusione dei progetti del Pnrr occorre rafforzare l’efficacia della spesa infrastrutturale, indicata come principale motore della crescita: “Appare urgente agire sulle condizioni strutturali che ostacolano l’effettiva realizzazione degli interventi programmati e, allo stesso tempo, avviare una nuova stagione programmatoria, orientata a scelte di policy in grado di rafforzare l’efficacia della spesa per investimenti e il suo contributo agli obiettivi di sviluppo tracciati nel Documento. Ciò richiede di conciliare la realizzazione delle infrastrutture strategiche di rilievo nazionale con un più efficace sostegno agli investimenti locali, anche al fine di assicurare un profilo di investimento pubblico più equilibrato e sostenibile nel tempo”.

Anche perché il quadro dei conti pubblici che, rispetto al Piano strutturale di bilancio 2024, appare “sensibilmente deteriorato”, soprattutto sul fronte del debito. La crescita del rapporto rispetto al pil, infatti, “è andata gradualmente aumentando fino a più che raddoppiare rispetto a quanto stimato in fase di predisposizione del PSB”. Un quadro “non rassicurante”- sottolinea la Corte – tanto più che l’evoluzione non dipende dal Superbonus, il cui impatto era già noto, ma appunto dalla debolezza della crescita, sia reale sia nominale, a fronte di un miglioramento del saldo primario comunque “inferiore alle aspettative”. Via Nazionale concorda, nel ricordare al governo che i limitati margini a disposizione per la politica fiscale derivano, prima ancora che dalle vituperate regole della governance europea, “dall’esigenza di porre il debito in rapporto al prodotto su un sentiero discendente”.

Nel contesto “estremamente critico” attuale, per la Corte va considerato positivamente il fatto che il Dfp preveda comunque un’inversione della curva del debito a partire dal 2027, seppur “inizialmente molto contenuta”. Sul piano della politica di bilancio, il quadro internazionale segnato anche dall’escalation in Medio Oriente e dai rincari energetici impone “da un lato il controllo dei conti pubblici e, dall’altro, una più attenta selezione degli interventi”. I margini ristretti richiedono una “rigorosa definizione delle priorità di spesa”, inclusa quella per eventuali aumenti settoriali come la difesa, mantenendo le tutele per famiglie e imprese. Resta elevato il livello di incertezza: la stabilità dei conti è esposta a “fortissimi rischi esogeni” che potrebbero rendere necessarie revisioni rapide degli scenari e l’adozione di politiche anticicliche.

Quanto al fisco, la pressione fiscale ha raggiunto il 43,1% del Pil, il massimo dal governo Monti, e”sembra stabilizzarsi, anziché indirizzarsi verso una riduzione che libererebbe risorse in favore delle imprese e delle famiglie, favorendo sia gli investimenti che i consumi”. Per quanto riguarda la dinamica del recupero dell’evasione nel 2025 l’Agenzia delle Entrate ha riscosso circa 29 miliardi, saliti a 36,2 miliardi includendo gli incassi per altri enti. Risultati “significativi”, ma “la prospettiva deve essere quella di un ulteriore incremento poiché le stime più recenti del tax gap, risultanti dall’Aggiornamento della Relazione sull’Economia Non Osservata e sull’Evasione Fiscale e Contributiva, pubblicato nel dicembre 2025, mettono in luce che nel 2023 l’evasione tributaria e contributiva si colloca in un intervallo compreso tra 107,1 e 111,9 miliardi”.

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