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Venezi licenziata, festa fuori e dentro il teatro La Fenice. Lega e Fdi non ci stanno: “Direttrice bullizzata perché non di sinistra”

Applausi in sala, cori e giubilo fuori dall'ingresso ieri sera dopo la notizia dell'interruzione del rapporto di lavoro con l'artista vicina a Giorgia Meloni, ma poi scaricata dal governo di cui è premier
Venezi licenziata, festa fuori e dentro il teatro La Fenice. Lega e Fdi non ci stanno: “Direttrice bullizzata perché non di sinistra”
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Il 26 aprile dopo il 25: una festa della liberazione bis a Venezia. Che festeggia dentro e fuori il teatro La Fenice per l’annullamento della nomina a direttrice musicale di Beatrice Venezi, vicina alla destra, gradita a Giorgia Meloni ma poi scaricata dal governo e dal ministro Giuli. Applausi, una lunga ovazione e grida di giubilo hanno accolto ieri sera il termine dell’ultima recita di “Lohengrin al Teatro La Fenice, diretto da Markus Stenz”: così il pubblico ha reagito con entusiasmo alla notizia. Anche gli orchestrali visibilmente felici si sono uniti agli applausi del pubblico. Poco prima dello spettacolo, invece, è stata improvvisata una sorta di festa in piazza a Venezia dopo il ‘licenziamento’ della direttrice sgradita: dopo le ore 20 fuori dal teatro, in campo San Fantin, oltre 150 persone, tra pubblico e maestranze, hanno applaudito a lungo a ritmo gridando “Viva La Fenice”. Presenti anche molti orchestrali, che poi hanno poi brindato “alla bella e inaspettata novità”. “Siamo felicissimi”, ha commentato l’orchestrale Marco Trentini, sindacalista Fials.

Il candidato sindaco del centrosinistra

Diverse, molto diverse, le reazioni della politica, a partire da quelle dei candidati sindaci della città lagunare. “La decisione di annullare tutte le collaborazioni con Beatrice Venezi pone finalmente un punto fermo a una vicenda nata male e proseguita peggio” ha detto Andrea Martella, candidato sindaco di Venezia per il centrosinistra. Che poi ha continuato: “È la decisione che auspicavo da quando mi sono candidato. L’ho detto tante volte e lo ripeto anche oggi: la Fenice aveva bisogno di resettare una serie di scelte sbagliate e ripartire in una logica più serena e improntata alla condivisione, che permettesse di tutelare le grandi professionalità di un’orchestra amata in tutto il mondo e restituire al nostro Gran Teatro il rango internazionale che gli spetta e che merita”. Martella poi ha parlato di “metodo sbagliato”, “a partire dall’atteggiamento arrogante del presidente-sindaco Brugnaro. Serviva abbassare la tensione e riannodare con rispetto il dialogo, non alimentare contrapposizioni e forzature che nulla hanno portato di buono al Teatro”. “Ora mi auguro – ha concluso l’aspirante primo cittadino – che questa decisione permetta di riportare il focus su ciò che realmente conta: valorizzare fino in fondo l’eccellenza che la Fenice rappresenta, a Venezia e nel mondo, e mettere al riparo il suo prestigio da operazioni arroganti e amichettistiche che la destra ha rischiato di far pagare molto care al nostro Gran Teatro”.

Il candidato sindaco del centrodestra

Non priva di critiche nei confronti della sua parte politica anche l’analisi di Simone Venturini, candidato sindaco del centrodestra: “È una vicenda delicata, che va affrontata con equilibrio e senso di responsabilità. Si chiude una fase che ha generato preoccupazione e tensioni, e che avrebbe richiesto fin dall’inizio maggiore attenzione, ascolto e coinvolgimento della città di Venezia e delle sue istituzioni. La Fenice non è un luogo qualunque – ha spiegato – È un patrimonio culturale della città, del Veneto e del Paese. Per questo ogni scelta che riguarda il teatro deve essere compiuta con serietà, rispetto e piena consapevolezza del valore della sua storia, della sua orchestra, dei suoi professionisti e di tutte le persone che ogni giorno contribuiscono alla sua qualità artistica e internazionale”. Per quanto riguarda il futuro, Venturini non ha dubbi: “Ora credo sia necessario guardare avanti e ripartire con massimo senso di responsabilità, riportando piena serenità e armonia all’interno della Fenice. Lavorerò affinché le istituzioni nazionali coinvolgano maggiormente Venezia nelle decisioni che riguardano il suo teatro e, più in generale, le principali istituzioni culturali cittadine”. Poi la promessa, da piena campagna elettorale: “Da sindaco, come presidente del Consiglio di indirizzo, mi impegnerò per ricostruire un clima di fiducia, rispetto e collaborazione, tutelando l’autorevolezza della Fenice e il lavoro della sua orchestra, dei suoi professionisti, dei tecnici e di tutto il personale. Dobbiamo fare in modo che si torni presto a parlare della Fenice per ciò che rappresenta davvero: la musica, l’eccellenza artistica e il prestigio internazionale di Venezia”.

Lega e Fdi: “Bullizzata perché non di sinistra”

La buttano in politica stretta, invece, i parlamentari di Lega e Fratelli d’Italia, che hanno parlato di Venezi “bullizzata” perché non di sinistra. “L’amara verità è che l’Italia ancora oggi è come quella che descrisse Montanelli cinquant’anni fa: regna il centrodestra ma governa la sinistra nei posti chiave della cultura. Beatrice Venezi è stata rimossa per un’opinione legittima che non era affatto lesiva del decoro della Fenice. È stata rimossa perché è culturalmente di destra. Oltre che essere brava” ha detto Alfredo Antoniozzi, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera. “Ma il fatto di essere brava e donna – ha aggiunto – purtroppo non si aggiunge a quello di essere un’antifascista manieristica come artiste di piccolo pregio ché hanno successo solo per questo. A lei la mia solidarietà”. “Beatrice Venezi è stata bullizzata per mesi perché culturalmente è di destra. Non importa che sia una grandissima direttrice di orchestra. Ha il vizio di non cantare Bella Ciao. Prima o poi doveva pagare. A lei la nostra solidarietà”. Parola di Simona Loizzo, deputata della Lega.

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