Senza mondiale, presidente federale e arbitri: questa è davvero la volta buona per rifondare il calcio italiano
Senza Mondiali, non ci andremo per la volta di fila. Senza un presidente, Gabriele Gravina per fortuna si è dimesso (anche se con la scusa dell’ordinaria amministrazione continua a occupare il palazzo insieme ai suoi sgherri). Adesso persino senza arbitri, visto che il designatore Rocchi è indagato e (auto)sospeso, e la credibilità dell’intera classe arbitrale è completamente distrutta dalla nuova inchiesta della procura di Milano. A prescindere da quanto emergerà sul piano penale, siamo davvero all’anno zero del pallone italiano. Ma non tutti i mali forse vengono per nuocere.
Può essere davvero un’occasione irripetibile. Non ne capiterà un’altra del genere, o almeno si spera, visto che non vorremmo ritrovarci nella stessa situazione fra 10 o 20 anni. Lo avevamo scritto già prima dello spareggio mondiale contro la Bosnia: chi vuole bene al calcio italiano, quasi tifa contro, perché la qualificazione avrebbe solo nascosto la polvere sotto al tappeto e non sarebbe cambiato nulla. Nemmeno questa disfatta storica è bastata, col sistema che si sta già riorganizzando per eleggere un nuovo presidente (Malagò?) in grado di garantire l’ordine costituito. E allora ben venga pure lo scandalo giudiziario.
Il movimento va rifondato da capo a piedi, come dimostra anche lo spettacolo pietoso offerto ieri sera da Milan-Juventus: si dirà che non c’entra nulla con gli scandali e le trame, ma in realtà tutto si tiene, perché il decadimento del pallone italiano parte fuori e arriva fin dentro al campo. Servono provvedimenti radicali che tocchino ogni aspetto del sistema, dalla politica all’economia, fino alla parte tecnica. E solo un commissario, che non deve fare sconti a nessuno né compromessi, può riuscirci.
Su questo, per una volta, ha ragione il governo, che punta deciso al commissariamento col pretesto dell’inchiesta. Potrà anche essere strumentale, la tempistica è imbattibile, con gli avvisi di garanzia recapitati proprio nel bel mezzo della campagna elettorale in Figc (tanto che i complottisti ci vedono una macchinazione politica per mettere le mani del pallone). Però al netto delle dietrologie contano i fatti, e questi sono che oggi il calcio italiano si ritrova con una Federazione senza presidente, gli arbitri pure (ricordiamo che anche il n.1 dei fischietti, Antonio Zappi, è squalificato per un’altra brutta storia di pressioni interne) e adesso anche senza designatore a stagione in corso, con la giustizia sportiva che ha dimostrato ancora una volta di essere uno strumento nelle mani del potere. La procura federale ha archiviato in poche settimane il fascicolo sulle intromissioni al Var senza trovare rilievi disciplinare che però erano noti a tutti, visto che proprio noi sul Fatto avevamo pubblicato in esclusiva l’audio della partita incriminata, Udinese-Parma. Siamo davvero a un passo dal non funzionamento degli organi, una delle fattispecie previste dallo statuto. Che altro dobbiamo aspettare per commissariare?
Al bando i tecnicismi e i dubbi. Delle minacce di ricorsi e sanzioni internazionali che Gravina, Viglione &C. fanno filtrare per rimanere incollati alla poltrona, bisogna farsi una sonora risata: lo spauracchio della violazione dell’autonomia sportiva è la stessa tiritera già abusata da Malagò ai tempi della riforma del Coni, e poi si è visto come è finita (cioè con un nulla di fatto). La Uefa non escluderà mai le squadre italiane dalle coppe, non può permetterselo. E quanto agli Europei 2032 (per altro a metà con la Turchia, nemmeno nostri), quelli è quasi meglio perderli che trovarli. Spazziamo via le ultime macerie che rimangono del palazzo. Allora, questa ennesima brutta pagina di calcio italiano sarà servita almeno a qualcosa.