Una parte d’Italia non si è liberata della relazione tossica avuta con Mussolini. Consiglio un buon terapeuta!
di Andrea Spinelli
Cinquecentomila morti italiani. Centinaia di migliaia di feriti. Una guerra folle dichiarata contro Usa, Urss, Francia e Gran Bretagna. Più di due milioni di case distrutte. Le città devastate. L’Italia invasa da eserciti stranieri. La miseria. La fame. La vergogna delle leggi razziali. La complicità con Hitler a tutti i livelli del suo mostruoso progetto. Le torture. Gli eccidi. Le violenze. La soppressione di ogni libertà politica e sociale.
Se ci basiamo sui fatti e sulle responsabilità storiche, il giudizio su Benito Mussolini e sull’esperienza del fascismo non può essere che univoco: senza nessun termine di paragone possibile, di gran lunga la peggiore sciagura mai capitata all’Italia dal Big Bang a oggi. E allora come mai molti italiani, soprattutto maschi a onor del vero, sono ancora attratti dal fascismo e dallo spettro di Mussolini? Io sono giunto ad una conclusione. L’analisi storica non c’entra assolutamente nulla. Come essere umano Mussolini non esiste da più di ottant’anni. Nella realtà fisica del mondo, del duce non rimane che qualche umile spoglia. Pulvis es, pulvis eris. E allora perché questa persistente evocazione del suo spirito, nella politica, nelle cerimonie, nelle chiacchiere da bar di tutti i giorni?
Per me le cose stanno così: per molti italiani Mussolini è come un’ex fidanzata manipolativa, una mistress con cui si era instaurata una pesante relazione tossica e con la quale, sebbene la relazione sia finita da molto tempo e nel peggiore dei modi, gli italiani mantengono ancora un potente legame fantasmatico fatto di ricordi morbosi.
La notte sognano ancora di lei. I suoi abusi di potere. Le sue carezze autoritarie. I suoi stivali di pelle, i suoi frustini. La sua personalità controllante, la sua potenza sexy. I suoi proclami sadomaso dal balcone. La sua consapevolezza di sedurre. Il modo in cui ci umiliava. Quella volta in cui ci fece strisciare nudi davanti al mondo. Il suo afrore libidinoso. Il fatto che quando usciva di casa lei, Mistress Benita, era un vero pericolo. Lei, Mussolini, the mind-fucker.
Certo, un bravo terapeuta potrebbe aiutarci a uscire da queste acque malariche della memoria ma, come molti fidanzati dal cuore spezzato, gli italiani preferiscono rimuginare nei fondali come rane pescatrici piuttosto che ammettere i propri errori alla luce del sole e fare qualcosa di serio per spalancare le porte ad una nuova vita.
Ed ecco perché una parte cospicua d’Italia, nell’ostinato attaccamento a un passato malsano, dagli anfratti più reconditi del suo subconscio, ancora brama il feticcio di Mussolini e delle sue catastrofi, e si contorce e vomita e non vuole altro che lei. E ancora non è in grado, all’alba del terzo millennio, di costruire una relazione salutare con il potere.
Buona Festa della Liberazione!