Microplastiche in casa, l’allarme degli esperti: “Sono nel sangue e nel cervello”. I 5 oggetti quotidiani che possono danneggiare il Dna
Le nostre case sono disseminate di microplastiche potenzialmente dannose per il Dna e associate allo sviluppo di tumori. Alcune fonti sono evidenti, come gli utensili di plastica, altre molto meno. A richiamare l’attenzione è Paul Saladino, influencer del mondo “wellness” ed ex psichiatra, che in un video recente individua cinque fonti quotidiane di esposizione alle microplastiche spesso sottovalutate:
- bicchieri di carta per bevande calde
- bustine da tè con rivestimento plastico
- lattine per alimenti e bevande
- taglieri di plastica
- biberon
Anche gli spazzolini da denti risultano una fonte rilevante di esposizione. La ricerca scientifica su questi contaminanti è ancora relativamente giovane, ma le evidenze si stanno rapidamente accumulando: microplastiche sono state rinvenute nel sangue, nei tessuti e persino nel cervello umano.
Quanto, allora, dobbiamo preoccuparci? E dove finisce l’allarme mediatico e dove comincia il dato scientifico solido? “L’inquinamento da plastica è un rischio reale, strettamente connesso alla crisi climatica, con la quale condivide le principali cause, come l’utilizzo di fonti fossili come carbone, petrolio e gas – spiega al FattoQuotidiano.it la dottoressa Maria Grazia Petronio, medico e coordinatrice della Campagna nazionale di prevenzione dei danni alla salute da esposizione alla plastica -. Si tratta di due minacce globali centrali per l’ambiente e la salute”.
Dottoressa Petronio, i dati scientifici parlano chiaro?
“Possiamo affermare che la plastica è certamente dannosa per la salute umana sia attraverso il rilascio di microplastiche (MP, particelle più piccole di 5 millimetri) sia con la cessione delle innumerevoli sostanze chimiche di cui è composta. Le evidenze scientifiche sono chiare nel dimostrare la presenza di entrambe – sostanze chimiche e particelle – nel nostro organismo e sempre più preoccupanti sono i dati che associano queste esposizioni a danni come un eccesso di ictus, infarti e mortalità nelle persone in cui tali particelle vengono ritrovate nelle placche aterosclerotiche. Una revisione generale della letteratura ha individuato prove coerenti di molteplici effetti in tutte le fasi della vita umana per numerose sostanze chimiche plastiche: dai lavoratori esposti a un’ampia gamma di composti tossici, inclusi agenti cancerogeni, fino ai nascituri nel grembo materno e ai bambini piccoli”.
I danni alla salute
Quali sono i principali effetti dannosi delle microplastiche?
“Tra gli effetti elencati dal Lancet Countdown on Health and Plastics (2025) figurano la compromissione del potenziale riproduttivo – come sindrome dell’ovaio policistico ed endometriosi – effetti perinatali (aborti spontanei, ridotto peso alla nascita, malformazioni degli organi genitali), riduzione delle funzioni cognitive, come la perdita del quoziente intellettivo, resistenza all’insulina, ipertensione e obesità nei bambini, oltre a diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, ictus, obesità e cancro negli adulti”.
Attenzione al calore
Parliamo di calore e plastica: perché è una combinazione critica?
“Benché il rilascio di microplastiche possa avvenire anche in normali condizioni d’uso, compresa la refrigerazione, esistono fattori che ne aumentano significativamente la dispersione. Tra questi vi sono le temperature elevate, il tipo di preparazione degli alimenti – come taglio, miscelazione, raschiatura o frustatura – oltre alla qualità e al degrado dei materiali. In particolare, le alte temperature favoriscono il rilascio delle sostanze chimiche contenute nella plastica”.
Donne in gravidanza e feto
Chi è più vulnerabile all’esposizione alle microplastiche?
“L’esposizione in utero rappresenta senza dubbio la fase più critica. Da una revisione pubblicata nel maggio 2024 sull’impatto delle microplastiche in gravidanza e sullo sviluppo fetale è emersa la presenza di microplastiche di dimensioni variabili – da 2,1 a 100 micrometri – nella placenta e nel corpo fetale, oltre ad una correlazione tra le scelte di stile di vita e la presenza di microplastiche nella placenta. Gli studi hanno inoltre evidenziato associazioni tra livelli più elevati di microplastiche e una ridotta diversità del microbioma, un peso alla nascita inferiore, un’età gestazionale compromessa e alterazioni della crescita e dello sviluppo fetale”.
Ridurre l’esposizione: partire dall’acqua in bottiglie di plastica
Quali consigli concreti dare per limitare l’assorbimento di microplastiche?
“In attesa di accordi internazionali che faticano ad arrivare, il primo passo consiste nel sostituire l’acqua in bottiglie di plastica – che rappresenta la principale fonte alimentare di microplastiche – con l’acqua del rubinetto e nel rimpiazzare gli oggetti di plastica di uso quotidiano, come borracce, utensili e taglieri, con alternative in acciaio.
Indicazioni utili e dettagliate sono disponibili sulla pagina della Campagna nazionale di prevenzione dei danni da plastica alla salute umana, che propone un decalogo rivolto ai cittadini.