L’Agenzia italiana del Farmaco lancia l’allarme: “Attenzione, sempre più casi di sovradosaggio intenzionale di paracetamolo tra gli adolescenti: può essere letale”. Le dosi da non superare
Un farmaco comunissimo, presente in quasi tutte le case, percepito spesso come innocuo perché da banco e usato fin dall’infanzia. Eppure il paracetamolo, se assunto oltre le dosi corrette, può provocare danni gravi al fegato e, nei casi più severi, conseguenze irreversibili. L’Agenzia Italiana del Farmaco ha acceso i riflettori su un fenomeno che preoccupa sempre di più: i casi di sovradosaggio intenzionale tra adolescenti, spesso legati a gesti impulsivi, fragilità emotive o alla sottovalutazione dei rischi reali del medicinale.
Il richiamo si basa sull’analisi congiunta dei dati disponibili a livello nazionale, quelli della Rete Nazionale di Farmacovigilanza e, in particolare, quelli del Centro Antiveleni di Pavia, che indicano un numero significativo di casi di sovradosaggio intenzionale di paracetamolo in questa fascia di età. Un segnale d’allarme che non riguarda soltanto la farmacologia, ma anche il disagio psicologico giovanile, il ruolo delle famiglie e la percezione distorta dei farmaci “quotidiani”. Ne abbiamo parlato con Danilo De Gregorio, Professore Associato in Farmacologia presso l’Università Vita Salute San Raffaele e Project Leader dell’Unità di Neuropsicofarmacologia dell’Ospedale San Raffaele.
Fegato danneggiato
Professor De Gregorio, il paracetamolo è considerato da molti un farmaco “sicuro”. Perché invece un sovradosaggio può diventare così pericoloso?
“Il Paracetamolo, una volta assunto, viene biotrasformato dai nostri enzimi epatici in un composto potenzialmente tossico, dico potenzialmente in quanto il nostro stesso fegato riesce tranquillamente a tenerlo sotto controllo e annientarlo, purché venga rispettato il massimo dosaggio giornaliero consentito (3 o 4 g al giorno). Tuttavia, se assunto a un dosaggio superiore a quello raccomandato, il nostro fegato non riesce più a compensare questa grande quantità di composto tossico che si è formato, il quale può determinare necrosi epatica, ossia morte delle cellule del fegato e, in caso di dosi letali (10 g) morte per epatite fulminante”.
Manca la percezione del rischio
L’Aifa parla di casi di sovradosaggio intenzionale negli adolescenti. Dal suo osservatorio, quanto pesa la percezione errata che “tanto è solo un farmaco da banco”?
“Questa percezione errata ha un impatto molto negativo, in quanto c’è la mancata consapevolezza che un farmaco è una sostanza tossica se non viene rispettato il dosaggio consentito”.
Dietro questi episodi possono esserci disagio emotivo, impulsività, richieste di aiuto silenziose? Quali segnali dovrebbero cogliere genitori, scuola e adulti di riferimento?
“I motivi dietro questi episodi possono essere diversi, a volte può essere anche un approccio superficiale alla vita quotidiana, dato che – per esempio – non ci si domanda quante compresse di paracetamolo si possano assumere nell’arco di una giornata”.
Informare i ragazzi sul rischio farmacologico
Quanto conta oggi l’educazione farmacologica dei ragazzi? E cosa si dovrebbe fare concretamente per insegnare che anche un medicinale comune può avere effetti molto seri se usato male?
“Credo che l’educazione farmacologica, come altre forme di educazione (mi viene in mente la cyber security, visto il mondo virtuale in cui siamo sommersi e i rischi dietro ai social account) non si possa ignorare e deve partire dalle scuole. Ovviamente sarebbe già sufficiente fornire dei principi di base di quelli che possono essere i rischi e i profili di sicurezza di un farmaco, per quanto innocuo possa sembrare dato che può essere acquistato senza nessun problema senza prescrizione medica. Dopotutto, come disse Paracelso, medico e filosofo del Rinascimento, la differenza tra un farmaco e un veleno è proprio la dose”.