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Ultimo aggiornamento: 14:07

Travaglio a La7: “Tajani? Un’ameba. Sequestrato per 4 ore dai figli di Berlusconi, roba indecente e scandalosa anche in Corea del Nord”

Il direttore del Fatto replica a Moratti su Gaza e Ucraina. Poi l'affondo sul vicepremier e sui veri padroni di Forza Italia
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“Ho sentito rievocare prima il mantra ‘c’è un aggressore e un aggredito’. A Gaza c’è un aggressore da 3 anni che ha sterminato 75mila persone di cui l’83% civili, con il più alto tasso di vittime civili di una guerra. In Ucraina, dove c’è una vera guerra perché ci sono due eserciti armati fino ai denti, si ha il più basso tasso di vittime civili. Le do dei numeri: 20 pacchetti di sanzioni alla Russia, 0 pacchetti di sanzioni a Israele“. Così a Otto e mezzo, su La7, il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, replica all’europarlamentare di Forza Italia, Letizia Moratti, che, in un acceso scontro con Massimo Cacciari, aveva difeso la linea del governo Meloni sul continuo invio di armi all’Ucraina.

Il direttore del Fatto alza poi il tiro sul doppio standard dell’esecutivo italiano: “Lei ha mai visto quella ameba del nostro ministro degli Esteri e la nostra presidente del Consiglio battersi in Unione Europea per sanzionare Israele? Io li ho visti battersi per non sanzionare Israele, quando Sanchez e pochissimi altri provavano a mettere qualche minuscola sanzione. Io li ho visti astenersi anche su un gesto puramente simbolico come quello del riconoscimento dello Stato palestinese che dieci anni fa la Meloni riteneva urgentissimo e adesso ritiene prematuro”.
Ma è sulla figura di Antonio Tajani che Travaglio sferra la critica più puntuta, collegando la politica estera al recente vertice di Cologno Monzese. Giovedì scorso, infatti, il ministro degli Esteri e vicepremier è stato convocato da Marina e Pier Silvio Berlusconi negli uffici Mediaset. Un incontro durato circa quattro ore nel quale i due eredi del fondatore di Forza Italia avrebbero messo sotto pressione Tajani su nomine interne (tra cui la sostituzione del capogruppo al Senato, avvenuta puntualmente ieri) e sui tempi del congresso del partito.

Per il direttore del Fatto quella scena è semplicemente indecente e “probabilmente verrebbe considerata scandalosa anche in Corea del Nord“. E spiega: “Voi immaginate i padroni del più grande polo editoriale e televisivo di un paese, imprenditori privati che manco fanno il gesto di candidarsi e di prendere dei voti, che convocano nella loro azienda a Cologno Monzese il ministro degli Esteri, vicepremier e leader di uno dei tre partiti della maggioranza – continua – Lo tengono sequestrato per quattro ore, e gli fanno un mazzo così. Gli dicono che il congresso del suo partito se lo scorda e che dopo avergli fatto saltare il capogruppo alla Camera adesso deve saltare anche quello al Senato, che è puntualmente saltato ieri. E nessuno trova questa scena da quarto o quinto mondo scandalosa e indecente. Roba che non esiste in una democrazia liberale, altro che liberal-democrazia”.
E conclude: “Ma vi sembra normale che ci sia un partito eterodiretto da un’azienda televisiva? Ma questo è peggio di quando c’era Berlusconi, perché almeno metteva i soldi ma poi si candidava e prendeva dei voti: nonostante il suo conflitto di interesse, almeno era un soggetto legittimato a fare politica. Questi due signori, figli di Berlusconi, chi rappresentano?“.

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