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Un vitello in palio alla festa religiosa: tradizione o scandalo? Il caso di Calatafimi che divide (e fa discutere)

Una lotteria, un premio “fuori dal tempo” e una comunità spaccata: tra richiami alla tradizione e accuse di anacronismo, il caso del vitello vivo finisce al centro di un acceso dibattito nazionale

di Redazione FqMagazine
Un vitello in palio alla festa religiosa: tradizione o scandalo? Il caso di Calatafimi che divide (e fa discutere)

Un vitello in palio, come fosse un televisore o una bicicletta. E invece no: qui si parla di carne, tre quintali di animale trasformati in premio di una lotteria. Succede a Calatafimi Segesta, dove la festa del Festa del Santissimo Crocifisso, una delle celebrazioni popolari più antiche d’Italia, studiata anche dall’etnologo Giuseppe Pitrè, finisce al centro di un caso che divide.

A raccontarlo è anche il Corriere della Sera: la decisione di mettere in palio un vitello vivo ha acceso polemiche e prese di posizione sempre più dure. Da una parte le associazioni animaliste, dall’altra chi difende la tradizione. In prima linea c’è Lndc Animal Protection, che ha lanciato una petizione su Change.org per chiedere al Comune di fare marcia indietro. La critica è netta: trasformare un animale in premio equivarrebbe a ridurlo a oggetto, legittimando — sostengono — una visione “superata e pericolosa”. Una posizione condivisa anche da Oipa, che parla apertamente di scelta “anacronistica” e ha inviato una diffida all’amministrazione.

Il nodo culturale

Il nodo, però, non è solo etico ma anche culturale. Le associazioni sottolineano come la normativa siciliana vieti l’uso di animali d’affezione come premi, ma contestano la distinzione con quelli da reddito: per loro, il principio resta lo stesso.

Dall’altra parte, il Ceto dei Massari difende l’iniziativa. Il presidente Giuseppe Avila rivendica il rispetto delle regole e delle norme sul benessere animale, mentre il sindaco Francesco Gruppuso richiama la cornice legale: nessun divieto, se tutto avviene secondo le disposizioni vigenti. Tradizione contro sensibilità contemporanea, identità locale contro nuove istanze etiche. In mezzo, un vitello che diventa simbolo di uno scontro più ampio. Perché la domanda, alla fine, è sempre la stessa: fin dove può spingersi una tradizione senza dover cambiare pelle?

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