Al Vinitaly di Verona (fino al 15 aprile) la Romagna si racconta attraverso uno dei suoi simboli più autentici: la Piadina Romagnola Igp, protagonista dell’esperienza gastronomica firmata Carlo Cracco. Lo chef la propone con tre farciture: Prosciutto di Parma Dop, Squacquerone di Romagna Dop e fichi caramellati; Radicchio tardivo, Formaggio di Fossa di Sogliano Dop, pesto di noci e Culatello di Zibello Dop; Squacquerone di Romagna Dop, albicocca candita e Asparagi verdi di Altedo Igp. In una intervista a Il Corriere della Sera lo chef ha naturalmente parlato del vino.
“Noi per il vino facciamo tantissimo, – ha affermato – perché la prima cosa che mi hanno spiegato quando ho fatto la scuola alberghiera è che il vino si serve a tavola, quando si mangia oltre al piatto c’è il vino e l’acqua. Ed è a tavola che si fa la cultura del vino: bisogna sempre cercare di raccontare bene ciò che serviamo ma soprattutto farlo assaggiare, perché se non riusciamo a far assaggiare ai nostri clienti il vino abbiamo perso un’occasione».
Il tema è anche l’innalzamento dei prezzi a casa della contrazione globale: “Noi cerchiamo di stare sempre molto attenti, ci sono vini molto accessibili e vini meno accessibili, ovviamente quelli meno accessibili sono piccole produzioni molto speciali dove purtroppo è difficile anche reperire le bottiglie. Nell’altro caso invece bisogna fare un lavoro completamente diverso, cercare di favorire anche il bicchiere, il mezzo bicchiere, cercare di far assaggiare e di condividere con il cliente”.
Infine: “La formula del mezzo bicchiere si fa ogni tanto, non c’è scritto da nessuna parte, però si fa: è un bicchiere in due e quindi funziona, perché magari i clienti dicono ‘ma sì dai, mezzo bicchiere possiamo permettercelo’, e quindi bisogna cercare di aiutare anche chi sta seduto a tavola”.