“Non sono un ciarlatano. Io sono un mentalista. Non faccio illusioni ma creo emozioni con la mente”. Inizia con questa fiera rivendicazione l’intervista che Giucas Casella, il “paragnosta, figlio di gran paragnosta” (come lo consacrò Gigi Sabani), ha concesso al Corriere della Sera. A 74 anni, l’uomo che da mezzo secolo gioca sull’ambiguità tra magia, spettacolo e presunti poteri paranormali, ripercorre le tappe di una carriera unica nel suo genere, costruita sulle ipnosi televisive e su sfide al limite dell’umano. E a chi lo accusa di essere solo un venditore di fumo, risponde con lucida ironia: “A chi è scettico sulle mie capacità rispondo che, grazie al loro scetticismo, io sono andato avanti per 50 anni”.
Il racconto di Casella (il cui nome d’arte, Giucas, nasce dalle prime tre lettere di Giuseppe Casella) parte dalle radici siciliane e da un episodio al limite del sovrannaturale avvenuto quando aveva solo sei anni. “Mia madre era sordomuta e riuscivo a comunicare con lei attraverso gesti, ma anche attraverso la telepatia“, rivela. “A 6 anni caddi in un pozzo, urlavo, chiamavo mamma, ma lei non poteva sentirmi. Attraverso la telepatia me la trovai al bordo del pozzo che mi tirava fuori dall’acqua”.
La scoperta del suo “potere” passò poi attraverso il mondo animale: “La prima ipnosi fu con una vipera. Preso dallo spavento mi immobilizzai e lei si bloccò. Poi iniziai a farlo con galline, conigli e rospi”. Il passaggio agli esseri umani avvenne tra i banchi di scuola, scatenando il panico tra gli adulti: “Addormentavo i miei compagni di scuola. Il problema erano i genitori, che pensavano fossi indemoniato. Mia madre mi portò da don Sarullo, il prete di Termini Imerese, che spiegò che il mio era un dono e non c’era nulla di satanico. Organizzò addirittura uno spettacolo in parrocchia”.
Dopo anni trascorsi a mangiare lamette (“basta sminuzzarle bene prima di mandarle giù”) e a fare il fachiro sulle navi da crociera, la svolta arrivò grazie all’incontro con Pippo Baudo ad Antenna Sicilia. “Lui mi diede 5 minuti per esibirmi. Feci il primo esperimento con le mani legate e scoppiò il delirio. Mezzo teatro rimase con le mani incollate. Baudo mi portò subito con lui a Domenica In“. Oltre a Baudo (“mi ha scoperto e fatto diventare popolare”), Casella riconosce un debito profondo verso Mara Venier, che “mi ha dato una seconda vita tirando fuori un lato del mio personaggio più ironico”, e verso Fabio Fazio, definito il suo “terzo padrino” per aver propiziato a Che tempo che fa la sua “terza giovinezza e rinascita”.
La carriera di Casella è costellata di esperimenti folli. Il più pericoloso? La sepoltura. “Ero abbastanza incosciente. Sono stato per 40 minuti sotto due metri di terra con una tavola sopra il corpo per respirare grazie a tecniche di yoga. Una distrazione sarebbe stata fatale”. C’è un numero, però, che non ripeterebbe mai: l’apnea. “In una diretta ho rischiato grosso. Sono rimasto chiuso ermeticamente in una botola piena d’acqua per 6 minuti. Il coperchio non voleva aprirsi, quei secondi sembravano un’eternità. Ho avuto davvero paura”. In altri casi, gli esperimenti hanno rasentato il disastro comico o legale. Quando cercò di battere il record di camminata sui carboni ardenti per la tv greca, si ustionò a causa di un pezzo di carbone appuntito e Striscia la notizia massacrò la sua esibizione. Indimenticabile anche l’ipnosi della showgirl Cannelle: “In stato d’ipnosi la feci spogliare. Lei ci rimase male e denunciò il programma. Anche se a mio avviso è stata l’ipnosi più bella e sensuale di tutta la mia carriera”.
Ci fu poi il momento in cui la Rai decise di dire basta. Quando Casella si fece attraversare il corpo dalla corrente con una bobina di Tesla, “intervenne persino il Vaticano”, ricorda. “Il direttore di rete Agostino Saccà vietò i numeri di ipnosi. Ero andato oltre. A Domenica In si creò il panico. Oggi sarebbe improponibile replicare quegli esperimenti. Da quel momento Mara pensò bene di farmi fare l’oroscopo”. Negli anni, c’è chi ha provato a smascherarlo in diretta, come Simona Ventura o Iva Zanicchi, che non cedettero all’ipnosi mettendone in dubbio le capacità. La risposta di Giucas è filosofica: “Se c’è una cosa che ho imparato è a non prendermi sul serio. Il mio motto è ‘l’acqua mi bagna e il vento mi asciuga’, mi faccio scivolare tutto addosso. Con Iva non potrei mai prendermela, la adoro”.
Oggi, tra le sue ossessioni, c’è una collezione di tremila bambole Barbie e la fedeltà assoluta alla sua iconica tintura per capelli (“Il colore ormai è un brand, Malgioglio l’ha definita color Casella”). A chiudere l’intervista, una digressione esoterica su un presunto viaggio astrale vissuto nel 1995: “Per quattro minuti ho vissuto nella condizione delle anime nell’aldilà. Cosa c’è dopo la morte? C’è la pace dell’anima, la bellezza, la rinascita”. Ma per se stesso ha altri piani: “Andrò all’Inferno. Per le mie camminate sui carboni ardenti troverei le condizioni ideali”.