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Ultimo aggiornamento: 14:52 del 13 Aprile

“L’Egitto non è un Paese sicuro checché ne dicano il governo e l’Ue”, Il monito della legale della famiglia Regeni. “Chi dice che sta collaborando, mente”

All'Università degli studi di Milano, la famiglia Regeni insieme all'avvocata Ballerini, alla rettrice Brambilla e alla senatrice a vita Cattaneo hanno presentato il docufilm su Giulio Regeni
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L’Egitto ancora oggi non è un paese sicuro checché ne dica il governo e l’Ue”. A dirlo è la legale della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini, che questa mattina a Milano ha partecipato alla presentazione del documentario “Giulio Regeni, tutto il male del mondo” all’Università degli studi di Milano. “Se questo processo c’è, è merito di questa famiglia, della magistratura e del fatto che viviamo in democrazia dove c’è ancora una separazione dei poteri, cosa che in Egitto non c’è” ha spiegato l’avvocata Ballerini portando un esempio concreto di un fatto avvenuto negli scorsi mesi.

“Un perito del tribunale nominato dalla corte d’Assise, una persona italiana, ha dovuto giurare dietro un paravento senza declinare pubblicamente le sue generalità perché sa che la sua incolumità è a rischio anche se è italiano”. Una dimostrazione del fatto che l’Egitto “checché ne dica il nostro governo e l’Unione Europea, non è un paese sicuro, non lo era per Giulio, non lo è per gli egiziani che fanno la fine di Giulio ogni giorno e non lo è per tutti noi”. A dieci anni di distanza dall’assassinio di Regeni, il processo è arrivato nella fase finale. “Speriamo si possa concludere con un esito adeguato e soddisfacente per raggiungere una giustizia processuale che sia riconosciuta a livello di legge italiana – commenta Claudio, il padre di Regeni – e che metta in chiaro tutto quello che Giulio ha dovuto subire”. Una verità processuale che è stata più volte ostacolata dall’Egitto. “Chi dice che l’Egitto sta collaborando, sta mentendo – conclude la legale – Non solo non hanno mai collaborato ma hanno scritto e ripetuto che non collaboreranno mai perché loro disconoscono questo processo”.

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