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Ultimo aggiornamento: 12:48 del 10 Aprile

Soldi per l’edilizia popolare bloccati, la protesta parte da Genova: “Una vergogna, qui 600 famiglie senza casa”

A Genova protestano i sindacati degli inquilini: "Fermi 13 milioni di euro destinati alla ristrutturazione di case popolari"
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“A causa della malsana decisione del governo di dirottare i 970 milioni destinati all’edilizia popolare sulla spesa bellica, Genova perde 13 milioni di euro destinati alla ristrutturazione delle case popolari. Una decisione vergognosa che solo nel capoluogo ligure causerà la mancata assegnazione di 600 alloggi che sarebbero stati disponibili in tempi stretti”. Suona così l’allarme lanciato ieri davanti alla prefettura di Genova nel corso del presidio organizzato dai sindacati degli inquilini Sunia Cgil, Sicet Cisl e Uniat Uil in difesa delle politiche sulla casa.

Da Genova parte così la protesta contro quelli che i sindacati indicano come i primi tagli al sociale giustificati dalle ripercussioni della corsa al riarmo e dalle tensioni internazionali. Ricevuti in Prefettura, i delegati di Sunia, Sicet e Uniat hanno rimarcato il continuo rinvio dei fondi più volte promessi da Salvini nell’ambito del Piano casa: un decreto atteso da anni, le cui risorse, a oggi, restano ferme. Il Mit minimizza parlando di un (ennesimo) rinvio, ma al momento non c’è alcuna garanzia sulla data di assegnazione dei fondi né sull’effettivo varo del Piano casa che dovrebbe concretizzare lo stanziamento. Tuttavia ieri, in Parlamento, Giorgia Meloni ha annunciato che a breve arriveranno i provvedimenti attuativi.
A Genova sono circa 2.000 gli alloggi di edilizia residenziale pubblica sfitti perché inutilizzabili. Le domande presentate nell’attuale bando sono 3.300. Le assegnazioni restano attorno a un centinaio, poco più di 120 all’anno. “Il bisogno è grande ma le risposte, se non si fa un passo indietro su questo spostamento dei fondi, sono sempre meno”, dice Bruno Manganaro, una vita da metalmeccanico e oggi segretario genovese del Sunia. “Il prezzo di questa scelta ricade su famiglie con redditi bassi, persone anziane, giovani coppie e studenti fuori sede”. Nei mesi scorsi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva promesso un intervento complessivo da 8 miliardi sulle politiche abitative, con l’obiettivo di recuperare 100mila alloggi. A oggi, osservano i sindacati degli inquilini, tutto quello che si vede è il congelamento dei 970 milioni.
Se le graduatorie per l’assegnazione delle case popolari non scorrono, la pressione si scarica sul mercato privato. “Il rischio è che le persone che hanno maggiori fragilità di reddito e sociali, non riuscendo ad accedere al proprio diritto alla casa, si rivolgano al mercato della locazione privata e in questo modo il rischio della morosità venga scaricato sul privato”, spiega Valentina Pierobon di Asppi, l’associazione dei piccoli proprietari immobiliari. “Non possiamo sostituirci alla parte pubblica, per questo siamo in piazza con gli inquilini per chiedere al governo di stanziare i fondi necessari”. La mancata assegnazione degli appartamenti porta con sé il ripetersi di occupazioni di alloggi lasciati vuoti per anni da chi dovrebbe assegnarli: “Il problema è che gli abusivi, che pure avrebbero diritto a quelle case, risultano ‘invisibili’ quando si tratta di contabilizzare le spese comuni”, spiegano gli inquilini presenti al presidio, “e aumentano le spese a nostro carico”. Così gli alloggi, che in Liguria ci sono ma senza manutenzione restano inutilizzabili, si degradano e smettono di essere una risposta. Da qui anche la richiesta di un sostegno al pagamento degli affitti almeno per chi ha un reddito fino a 20mila euro e, sul piano locale, dell’Osservatorio tecnico comunale sulle politiche abitative e di un tavolo permanente dedicato.
Nei giorni scorsi la sindaca Silvia Salis aveva preso posizione definendo “sconcertante” il blocco dei 13 milioni destinati a Genova: “È inutile parlare di sicurezza e contrasto al disagio sociale se poi disinvestiamo sulle politiche dell’abitare”. Il Comune incontrerà i sindacati il 21 aprile. Prima, il 14 aprile, è fissato il tavolo in Regione. “Siamo veramente preoccupati perché sappiamo come questo governo e questa Europa stiano indirizzando sempre più fondi verso le armi, verso la difesa, verso le politiche della guerra”, dice Selena Candia, consigliera regionale Avs. Sulla stessa linea Stefano Salvetti, segretario generale Sicet Liguria: “Queste guerre in corso, anche se termineranno, lasceranno uno strascico che indebolirà ancora la situazione delle famiglie”. Manganaro mette insieme i due pezzi, il patrimonio pubblico fermo e il costo della vita che sale: “Quello che chiediamo al governo è di finanziare in maniera consistente le famiglie e i nuclei monoreddito che affrontano sempre più l’aumento del costo della vita”.

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