Un colossale grattacielo destinato a dominare lo skyline della Biscayne Bay, con tanto di maxi bandiera americana al led e coronato dall’inconfondibile nome “Trump” a grandi lettere sulla sommità. All’interno, spazi dalle proporzioni monumentali: un immenso atrio dove ‘parcheggiare’ il jet presidenziale (ma anche degli aerei militari), una replica esatta dello Studio Ovale, un rigoglioso giardino delle rose ispirato a quello della Casa Bianca e un auditorium dominato da una statua dorata e maxischermi che proiettano l’immagine del tycoon. È questa la visione architettonica, a metà tra il tempio celebrativo e il polo museale, della futura biblioteca presidenziale di Donald Trump a Miami, svelata in queste ore attraverso i primi rendering diffusi dalla fondazione di famiglia.
I dettagli del progetto miliardario
Promosso in prima linea dal figlio Eric, il progetto della biblioteca fissa un obiettivo di raccolta fondi ambizioso, puntando a intercettare un miliardo di dollari di finanziamenti. Tuttavia, l’edificio sta già sollevando accese polemiche per il suo impatto urbanistico e per le modalità di acquisizione dell’area. Il grattacielo sorgerà infatti su un terreno pubblico di circa un ettaro, ceduto a titolo gratuito dal Miami Dade College. Un’operazione che ha sollevato dubbi sulla trasparenza dell’accordo e proteste da parte dei critici, preoccupati dalle dimensioni mastodontiche della torre che andranno inevitabilmente a sovrastare e oscurare la vicina Freedom Tower, un monumento storico e un simbolo della città di Miami.
L’aeroporto di Palm Beach cambia nome
La diffusione dei rendering architettonici si è intrecciata, nelle stesse ore, con un’altra importante manovra politico-toponomastica a favore del leader repubblicano. Il governatore della Florida Ron DeSantis ha infatti firmato la legge che, a partire dal prossimo 1° luglio, cambierà ufficialmente la denominazione dell’aeroporto di Palm Beach in onore di Donald Trump. La mossa istituzionale va a completare un’operazione di “rebranding” del territorio già iniziata in precedenza, quando lo Stato aveva ribattezzato in onore del tycoon l’arteria stradale che collega lo scalo aeroportuale alla sua celebre residenza privata di Mar-a-Lago.
Lo scontro politico sui costi e la questione dei marchi
L’intitolazione dell’aeroporto ha innescato una prevedibile battaglia politica. Da un lato, i rappresentanti del Partito Repubblicano hanno difeso e celebrato il provvedimento, definendolo un doveroso tributo al primo presidente degli Stati Uniti ad aver stabilito la propria residenza principale nel Sunshine State. Dall’altro lato, i democratici sono passati all’attacco, denunciando l’iniziativa come un inaccettabile spreco di risorse pubbliche. Secondo le stime, infatti, l’aggiornamento dell’intera segnaletica stradale e aeroportuale, unito alla profonda modifica dei sistemi di comunicazione dello scalo, costerà ai contribuenti diversi milioni di dollari.
A margine dell’operazione istituzionale, si è mossa anche la macchina legale della famiglia Trump. L’entourage del presidente ha infatti già avviato le procedure per depositare e registrare i marchi commerciali legati al nuovo nome dell’aeroporto. Nonostante l’iniziativa legale a tutela del brand, i portavoce della famiglia hanno assicurato che l’operazione non è finalizzata a ricavare benefici economici diretti dall’infrastruttura pubblica.