Doveva essere un passo verso una maggiore sicurezza in sé stessa, ma si è trasformato in un’esperienza lunga e dolorosa. È la vicenda di Jamila Chierichetti, 26 anni, ospite nel corso della trasmissione “La volta buona” condotta da Caterina Balivo. Jamila torna con la memoria al 2021, quando decide di sottoporsi a una mastoplastica additiva: “Credevo che a 21 anni avessi un’età consona per sottopormi a questo tipo di operazione e scelgo il mio chirurgo, quello che avrebbe concretizzato questo desiderio. Non riempivo neanche una prima e volevo un seno più armonioso, non qualcosa di esagerato”, racconta. Una scelta maturata nel tempo, sostenuta anche dalla nonna che le regala l’intervento. Ma da lì in poi, il racconto prende una piega ben diversa. Il primo campanello d’allarme arriva subito dopo l’operazione: “Una volta rimossi i punti di sutura, mi si è alzata la febbre. Avevo un 38 e mezzo fisso che non tendeva a scendere con nulla”, ricorda.
Segue una terapia antibiotica: “Mi è stato prescritto un primo antibiotico che purtroppo è stato fallimentare. Così un secondo che è riuscito effettivamente a debellare qualsiasi cosa io avessi avuto in circolo”. La situazione sembra risolversi: “Trascorrono i mesi, io familiarizzo con quello che era il mio nuovo aspetto, ero contenta perché l’avevo desiderato tanto. Poi dopo un anno ritorno in clinica e riscontriamo durante la visita una chiazzolina sul seno sinistro, ma sembrava un qualcosa che potesse essere ricondotto a uno sfregamento, quindi lì per lì non mi allarmo più di tanto. Neanche il chirurgo, inizialmente. Ma nel giro di pochi giorni questa chiazzolina evolve fino a diventare proprio un simil-brufolo… da una punta purulenta”.
Il peggioramento è rapido e drammatico: “Piuttosto che regredire, il brufolo si apre lacerando la pelle“. A quel punto non ci sono alternative: nuovo intervento e rimozione della protesi. Il risultato è devastante per una ragazza di poco più di vent’anni: “Mi sono ritrovata a coprire un dislivello importante, stavo con un seno sì e l’altro no”. Oltre al dolore fisico, emerge un altro elemento: l’incertezza. “Era tutto molto vago, non avevo delle tempistiche precise”, racconta Jamila. “Si era parlato prima di aspettare un mese, poi la fine dell’estate”. Nel frattempo, anche l’altra protesi inizia a dare problemi: “Verso fine luglio, inizio agosto, inizia a darmi delle complicazioni”. E soprattutto resta una domanda senza risposta su che cosa sia successo. In studio, il clima si fa teso. Caterina Balivo non nasconde la sua indignazione: “Il medico doveva saperlo, doveva sapere cosa fare”.
Il parere dell’esperto: “L’infezione c’era già”
A fare chiarezza interviene il chirurgo plastico Pietro Lorenzetti, che offre una lettura clinica del caso: “Lei si opera e in realtà ha un processo infettivo iniziale. Il primo sintomo è quello: febbre alta e seno gonfio. La terapia antibiotica apparentemente stronca tutto, ma il batterio continua a stare lì”. Il punto, però, secondo lo specialista, è un altro: “Le complicanze esistono, il problema è come le tratti e come le individui”. E aggiunge: “Se hai un’infezione devi intervenire subito: togli le protesi, lavi, aspetti e poi le rimetti. Problema finito”.
Epilogo
Alla fine, Jamila decide di affidarsi a un’altra struttura. Le protesi vengono rimosse e poi reimpiantate correttamente. Oggi sta bene, ma il segno dell’esperienza resta.