È stato un sex symbol a cavallo tra gli Anni 80 e 90 prima col film cult “Another Country” (1984) e poi con “Il matrimonio del mio migliore amico” con Julia Roberts (1994), oggi Rupert Everett ha 66 anni ed è in pace con la vita, come racconta in una intervista a Il Corriere della Sera. L’attore è Caifa, il capo sacerdote del Sinedrio che mandò a morte Gesù, ne “Il Vangelo di Giuda” di Giulio Base, nelle sale dal 2 aprile.
“Ognuno di noi tradisce ed è stato tradito. – ha affermato Everett – Io ho tradito tanta gente. Quando ero adolescente, dopo la libertà del 1968, pensavo che l’autonomia avesse a che fare con romanticismo e sesso, sono stato molto infedele”. Il discorso si posta poi al coming out: “Ma sono sopravvissuto bene: ho guadagnato più di quello che ho perso. Se a Roma avessi sposato la mia amica Michela, le cose sarebbero andate diversamente. C’è un prezzo da pagare per tutto”.
Poi il colpo di scena: “La libertà scoperta nella Londra degli Anni 70, l’ho vissuta anche a Roma, ricordo quando facevo l’amore nei parchi, al Campidoglio e perfino al Colosseo, che trovai aperto di notte. Usanze e costumi erano ampi nel mondo antico, mi sentivo un antico romano”.
E infine: “Anche i vizi. Io ho vissuto la libertà più sfrenata. Sono stato ospite di Valentino a un grande party, ricordo i trapezisti, il canto degli angeli, il gioco di luci, il divertimento più esaltante. Mi sentivo come al circo con i gladiatori. Quel party ha chiuso un’era”.