Al Teatro Petruzzelli di Bari, Lino Banfi ha ricevuto la standing ovation che gli spettava. L’attore pugliese è stato omaggiato durante l’ultima giornata del Bif&st – Bari International Film&Tv Festival, in occasione della proiezione dei primi trenta minuti del documentario Lino d’Italia: storia di un itALIENO, diretto da Marco Spagnoli e prodotto da Minerva Pictures. Per Banfi, un primo regalo speciale in vista dei 90 anni, che compirà il prossimo 9 luglio.
Fu proprio in quel teatro che un giovane Domenico Modugno disse al padre di Pasquale Zagaria, il vero nome dell’attore: “Un giorno questo ragazzo diventerà famoso”. E così è stato. Il documentario ripercorre la vita e la carriera di Banfi attraverso filmati d’archivio e interviste inedite a grandi nomi del cinema e della televisione: Walter Veltroni commenta che “Lino è energia allo stato puro”, Mara Venier confessa “Mi piace il suo lato malinconico”, mentre Edwige Fenech, sua storica compagna di set, Milly Carlucci e Enrico Brignano arricchiscono il ritratto di un attore che ha aperto la strada alla comicità pugliese.
“Se io non avessi aperto un giorno questo piccolo vialetto che ha condotto piano piano a far capire che anche noi in Puglia siamo spiritosi”, ha detto Banfi alla platea, ricordando come la sua comicità abbia anticipato quella di Checco Zalone o Pio e Amedeo. Intervistato da Steve Della Casa, Banfi ha svelato il segreto della sua lunga carriera: il garbo. “Sono uno che ha fatto sempre le cose con il garbo di chiedere, di chiedere scusa”, racconta. “Ho recitato in centinaia di film, serie e varietà e non ho mai combinato guai. Arrivare all’età di novant’anni senza fare danni, senza trucchi e senza inganni, non è facile”.
Le difficoltà iniziali e il consiglio ai giovani
Non ha nascosto le difficoltà iniziali: “Nel mio percorso mi è capitato di non mangiare, piangere, dormire nei vagoni dei treni fermi alla stazione di Milano. Farmi operare alle tonsille solo per stare al caldo di un ospedale”, ricorda. E aggiunge il consiglio ai giovani: “Se si è pronti a fare tutto questo, allora forse si è pronti a diventare attori famosi. I ragazzi devono fare la gavetta, non chiedersi come diventare popolari”. Poi la riflessione sui social: “I giovani vogliono essere influencer”, continua Banfi, “i social stanno rovinando le famiglie”.
E sul cinema di un tempo: “Alcuni film che ho fatto, oggi non si potrebbero realizzare, come Dio li fa e poi li accoppia di Steno, dove interpreto un salumiere gay esagerato. Mi sparerebbero per strada”, scherza amaramente. Infine, Banfi risponde alla domanda più dolce: chi salverebbe con l’Arca di Noè tra Oronzo Canà, il mitico allenatore de L’allenatore nel pallone, e Nonno Libero di Un medico in famiglia? “Nonno Libero”, afferma senza esitazione, “perché mi ha dato le più belle soddisfazioni del mondo: mi ha fatto abbracciare quattro generazioni che sanno a memoria le mie battute”.
Credit foto: Pagina ufficiale Bifest