Moda e Stile

“Anne Hathaway è rimasta sconvolta, ha preteso che le modelle nel nostro film non fossero scheletriche come quelle viste alle sfilate”: la rivelazione di Meryl Streep

Le due star, a Milano per girare le scene del sequel in uscita ad aprile, sono rimaste scioccate dalla magrezza estrema vista sulle passerelle reali. L'interprete di Andy Sachs ha affrontato la produzione per imporre un cast di indossatrici dall'aspetto "sano e naturale"

di Redazione Moda
“Anne Hathaway è rimasta sconvolta, ha preteso che le modelle nel nostro film non fossero scheletriche come quelle viste alle sfilate”: la rivelazione di Meryl Streep

Il confine tra la finzione cinematografica e la spietata realtà del mondo della moda è tornato a farsi sottilissimo sul set de “Il Diavolo Veste Prada 2“. Ma questa volta, a dettare le regole, non è stata la temibile direttrice Miranda Priestly, bensì le coscienze delle attrici protagoniste. Meryl Streep e Anne Hathaway, impegnate nelle riprese dell’attesissimo sequel (in arrivo nelle sale italiane il 29 aprile), hanno sollevato una dura critica contro gli standard fisici imposti attualmente dall’industria del fashion, dopo aver assistito alle vere sfilate della Settimana della Moda di Milano.

Lo choc di Meryl Streep e l’intervento di Anne Hathaway

La vicenda risale ai mesi scorsi ma è emersa ora in una lunga intervista rilasciata al magazine “Harper’s Bazaar”, che ha dedicato la copertina del numero di aprile proprio ad Anne Hathaway. A raccontare il retroscena è stata Meryl Streep. L’attrice premio Oscar, non esattamente un’habitué delle passerelle internazionali, ha descritto lo choc provato assistendo agli eventi milanesi in cui la troupe era “infiltrata” per girare alcune sequenze del film: “Sono rimasta colpita da quanto le modelle fossero non solo belle e giovani — a me sembrano tutte giovani — ma anche incredibilmente magre, di una magrezza allarmante“, ha confessato Streep. “Pensavo che la questione fosse già stata affrontata e risolta anni fa”.

Una preoccupazione condivisa immediatamente da Anne Hathaway. L’interprete della giornalista Andy Sachs non si è limitata a un moto di sdegno privato, ma è passata alle vie di fatto, ricordando il peso culturale che il primo film (uscito nel 2006) ha avuto su intere generazioni. “Anche Annie se n’è accorta”, ha proseguito Streep, svelando il decisivo intervento della collega. “Si è precipitata dai produttori, ottenendo la promessa che le modelle della sfilata che stavamo organizzando per il nostro film non sarebbero state così scheletriche! Devono avere un aspetto naturale e sano. È una persona di grande valore, una ragazza per bene”.

Il riscatto di Andy Sachs e la body positivity

La presa di posizione di Hathaway assume una valenza simbolica fortissima se letta in parallelo con la trama del primo, iconico film. Nel 2006, la taglia 42 del suo personaggio veniva esplicitamente trattata come una deformità inaccettabile (memorabile la battuta di Nigel, interpretato da Stanley Tucci: “Non c’è nulla in questo guardaroba in cui entri una 42, te lo posso garantire!”) e il drastico dimagrimento di Andy era narrato come un passaggio obbligato per ottenere rispetto e successo professionale. Oggi, a quarantatré anni, l’attrice ha imposto sul set un ribaltamento di quegli standard, sposando in pieno i principi della body positivity. Sempre sulle pagine di “Harper’s Bazaar”, Hathaway ha riflettuto apertamente sul suo rapporto con l’invecchiamento e con il proprio corpo in un’industria da sempre ossessionata dall’eterna giovinezza. “Non mi aspettavo di trovare un’altra marcia a 40 anni”, ha ammesso. “Guardando un corpo di 43 anni, ho pensato: ‘Bello’. Quando mi aspettavo di vedere qualcosa che non sono mi sentivo insicura. Ma quando ho effettivamente guardato cosa fosse in realtà, mi andava bene”.

Il bagno di folla e l’addio al “Method Acting”

Oltre alle polemiche etiche sulle passerelle, il ritorno sul set ha regalato al cast un assaggio tangibile di quanto la pellicola sia diventata un fenomeno di culto globale a distanza di vent’anni. Le riprese tra Milano e New York sono state prese d’assalto. “Non eravamo preparati all’ondata di benevolenza e di attenzione mediatica che ci ha travolti”, ha raccontato Streep. “Abbiamo avuto bisogno di barriere della polizia. A New York sono arrivati autobus pieni di fan, i paparazzi si sono accalcati arrivando persino a litigare con la troupe. Annie è rimasta calma, ma io ero nervosa”. Un nervosismo che, tuttavia, non sfocerà nei comportamenti gelidi del passato. Meryl Streep ha infatti confermato di aver abbandonato per sempre il “method acting”, l’immedesimazione totale che l’aveva portata nel 2006 a trattare con freddezza glaciale le giovani colleghe (tra cui Emily Blunt) anche a telecamere spente, pur di mantenere intatta l’aura tirannica di Miranda Priestly. “È stato orribile!”, ha ricordato la star. “Ero infelice nel mio camerino, depressa mentre sentivo tutti gli altri ridere. Mi sono detta che era il prezzo da pagare per essere il capo, ma quella è stata l’ultima volta che ho provato a fare qualcosa di simile”.

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