Gene Gnocchi festeggia proprio quest’anno 40 anni di carriera sulle scene. Ironia sottile ed efficace, intelligenza e sempre aggiornato sulla stretta attualità. L’attore ha rilasciato una lunga intervista a La Stampa, ripercorrendo le fasi salienti della sua vita. La “prima volta” – mentre lavorava per uno studio legale – è legata allo storico locale Zelig: “Portai un monologo strampalato su uno che diventa torero, facendo il corso della scuola Radio Elettra. Una sera vennero a vedermi Zuzzurro e Gaspare: stavano cercando comici per un nuovo programma, Emilio”. Così nel 1989 “mi trovai in tv senza aver fatto praticamente gavetta, accanto a grandi attori come Silvio Orlando e a talenti smisurati come Teo Teocoli”.
E su Teocoli che a La Stampa aveva definito Gnocchi “un uomo indecifrabile: metà simpatico e metà stronzo”: “Teo non concepisce niente che non rientri nel suo ordine di idee, ma gli voglio bene, non me la sono presa. Ci siamo divertiti un sacco, aveva la fissa di farmi ridere: veniva nel mio camerino con una finta borsa degli attrezzi, rotolandosi alla ricerca di una presa immaginaria. E ci riusciva: era esilarante”.
Poi il successo di “Mai dire Gol”: “Quando proposi quello di Ninetta De Cesari, la figlia immaginaria di un giornalista del Processo di Biscardi, Marco Santin della Gialappa’s mi disse: ‘Appena un comico comincia a travestirsi da donna, è l’inizio della fine’. Me ne andai. Mi dispiacque, il successo di quel programma era arrivato anche grazie ai personaggi di Teo e miei. I comici permalosi? Certo. E anche fragili e solitari, specie agli inizi. Dopo cambi: ti abitui a considerare le cose con la giusta distanza”.