L’importanza del ritmo. L’organizzazione dei suoni e dei silenzi nel tempo. Non parliamo di musica ma di televisione, dove il tempo lo decide chi ha in mano la tela del racconto, dove i contenuti, le pause e le durate vengono organizzati per catturare l’attenzione e tenerla lì, dove si è posata. La tivù ha perso questa misura e non da adesso: i tempi si allungano senza motivo, le pause non costruiscono tensione ma la svuotano, i dialoghi si dilatano e diventano come un rumore di fondo. Palinsesti, dinamica dei programmi, stop pubblicitari.
Si può iniziare parlando della scomparsa della prima serata a favore dell’access prime time e poi via dritti verso l’ora dei lupi. Uno vorrebbe magari vedere tutto intero, proprio dal principio, un programma in prime time ma avendo un lavoro e un orologio biologico che prevede anche di dormire, come si fa? Che poi, grazie al cielo, i due programmi ‘re’ di questa fascia’ un certo ritmo ce l’hanno. Affari Tuoi, che sulla carta è un dei format più noiosi del globo terracqueo, beneficia della conduzione di Stefano De Martino. Su di lui s’è scritto tanto, c’è chi parla anche di ‘vie agevolate’: al netto di tutto, lo scugnizzo sa, tiene il ritmo, che sia Affari Tuoi o (anche di più) Stasera Tutto è Possibile. Non va male nemmeno Gerry Scotti con la sua Ruota della Fortuna. Menzione anche per Lilli Gruber e il suo Otto e Mezzo, dinamica collaudata e discreta capacità di tenere alta l’attenzione, anche se in questo caso dipende dal tema, dall’attualità, dalla vita.
Finita la programmazione in access, eccoci con la prima serata. Togliamo film e serie tv, magari ci torniamo, e restiamo sugli show. C’è chi dice che il Grande Fratello Vip paga il prezzo di una Ruota della Fortuna che finisce troppo tardi: non è per caso il contrario cioè che, senza quel traino, un’edizione con ascolti deludenti finirebbe per soccombere definitivamente? In ogni caso, se uno resiste e inizia a guardarlo, si trova di fronte un programma dove tutto dura troppo e niente pesa. Non c’è più un prima e un dopo, ma solo un continuo indistinto. C’entra il cast? No, anzi quello in studio è molto azzeccato. C’entra semmai la morte del format, una cosa di cui si parla da anni evidentemente inascoltati dall’editore Mediaset. Avrà, l’editore Mediaset, i suoi buoni motivi, e le economie probabilmente tornano. Altri due casi di mancanza di ritmo peraltro diretti concorrenti sono Amici e Canzonissima. Chissà se Maria De Filippi lo sa che la sua amata creatura ha un ritmo che suona familiare perché è diventato prevedibile, come un tormentone che riconosci dopo poche note e fa ormai un ‘effetto Lambada’. Bei tempi, ma ora basta. Un programma per giovani che invecchia. Dall’altra parte, su RaiUno, c’è la riedizione di Canzonissima con Milly Carlucci al comando. Qui il ritmo è rallentato di proposito, pare pensato per non disturbare, per accompagnare e rassicurare. Un ritmo addomesticato che conduce al sonno con grande delicatezza. È tutto così? No, perché (e siamo sempre sugli esempi, così funziona a meno di non voler ammorbare chi legge con 10 mila battute) il Gialappa Show ma anche Scherzi a Parte della versione di Max Giusti (grande anche al fatto che il format s’è riposato abbastanza da creare una minima attesa sul suo ritorno) hanno un bel ritmo. Come un bel ritmo ce l’hanno alcuni programmi disponibili sulle piattaforme, dove il montaggio è attento, gestito in modo perfetto: Masterchef o Pechino Express, ad avercene.
Non si possono non menzionare la marea indistinta dei talk, dove il problema del ritmo si manifesta in due forme opposte, inefficaci. Da una parte, programmi in cui si urla troppo: sovrapposizioni continue, interventi che si accavallano, tempi che saltano. Rumore. Dall’altra, talk che si trascinano con gli stessi temi vengono affrontati e riaffrontati, spesso nello stesso modo, con gli stessi ospiti, nello stesso ordine. Non per approfondire, ma per presidiare una linea. White noise.
L’importanza del ritmo. In musica dialoga con melodia e armonia, in televisione con contenuto e forma. E qui parrebbe esserci un grave problema di ritmo, nei palinsesti e nei programmi. Non è una questione di velocità. Non si cerca mica per forza un ritmo forsennato. Semmai pensato, costruito, capace di guidare chi guarda. Una tv senza ritmo è una tv che non sa quando fermarsi: continua, si trascina, riempie il tempo. Ma non costruisce niente. E alla lunga stanca.