Vivere per quattro settimane consecutive in un rifugio alpino a oltre duemila metri di quota, con vitto e alloggio completamente gratuiti e ricevendo persino un rimborso spese. Non è l’annuncio di un bizzarro concorso a premi, ma la seconda edizione del progetto di ricerca scientifica MAHE (Moderate Altitude Healthy Exposure), promosso da Eurac Research, centro di ricerca privato con sede a Bolzano. L’obiettivo dell’iniziativa, supportata dal programma Joint Project del Fondo nazionale svizzero e della Provincia autonoma di Bolzano, è ambizioso quanto pratico: trasformare un rifugio in un laboratorio d’alta quota per colmare un vuoto storico nella letteratura medica.
La scienza scende dalle vette estreme
“Nel mondo ci sono circa 200 milioni di persone che vivono ad altitudini superiori ai duemila metri”, spiegano i promotori. Eppure, per decenni, la scienza ha concentrato le proprie analisi fisiologiche quasi esclusivamente sulle vette estreme (oltre i 4.000 metri) o sulle prestazioni degli atleti professionisti. Il progetto MAHE punta invece a studiare come reagisce il corpo di un individuo “medio” e in salute a un’esposizione prolungata a un’altitudine moderata, senza praticare attività sportiva intensa. Precedenti studi condotti in Alto Adige hanno infatti suggerito che vivere tra i 2.000 e i 2.500 metri possa contribuire a ridurre l’incidenza di ipertensione e disturbi metabolici. Un’ipotesi affascinante che ora necessita di dati sistematici per essere confermata: “Monitoreremo la pressione sanguigna, l’attività del sistema nervoso simpatico, il volume del sangue e dei globuli rossi, la nutrizione, l’appetito e la qualità del sonno“, illustra Hannes Gatterer, direttore dell’Istituto di medicina d’emergenza in montagna dell’Eurac. Durante la permanenza, i partecipanti non dovranno compiere sforzi eccezionali: manterranno le proprie abitudini, potranno lavorare in smart working (il rifugio è dotato di Wi-Fi), preparare esami universitari o dedicarsi ad attività ludiche e passeggiate.
Dove e quando si svolgerà lo studio
Il cuore operativo dell’esperimento sarà il Rifugio Nino Corsi, situato a 2.265 metri sul livello del mare in Val Martello, all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio. Una location scelta non solo per la quota ideale, ma anche perché si trova in un’area naturale ancora non compromessa dal turismo di massa. Il protocollo si articolerà tra l’estate e l’autunno del 2026. La fase iniziale (luglio-agosto) prevede una settimana a bassa quota a Silandro (720 metri), dove i ricercatori stabiliranno i parametri fisiologici di partenza di ogni volontario. Seguiranno le quattro settimane consecutive di permanenza al rifugio, durante le quali sarà vietato spostarsi ad altre altitudini. Infine, un’ulteriore serie di screening verrà effettuata presso la sede dell’Eurac a Bolzano per confrontare i dati post-esposizione.
I requisiti: selezione rigorosa per 12 posti
Per questa seconda fase (la prima si è svolta nell’estate 2025 con ottimi riscontri), i ricercatori selezioneranno 12 volontari (uomini e donne). A tutti sarà garantita la copertura totale di vitto e alloggio, oltre a un rimborso forfettario di 400 euro lordi.
Tuttavia, per non alterare i delicati dati metabolici necessari allo studio, i criteri di ammissione sono estremamente stringenti. I candidati ideali devono avere tra i 18 e i 40 anni, risiedere abitualmente a un’altitudine inferiore ai 1.500 metri e possedere un Indice di Massa Corporea (BMI) nella norma.
Sono tassativamente esclusi dalla selezione:
- Fumatori e persone che abusano di alcol o droghe.
- Chi pratica allenamenti di resistenza in modo intensivo (più di due volte a settimana) o atleti professionisti.
- Persone con ipertensione, carenze di ferro diagnosticate o malattie croniche che richiedono l’uso di farmaci.
- Donne in gravidanza.
- Chi segue diete speciali (inclusa quella vegana) o soffre di allergie, intolleranze e disturbi del comportamento alimentare.
- Chi ha soggiornato regolarmente oltre i 1.500 metri nelle quattro settimane precedenti lo studio.
Nonostante i paletti rigidi, la risposta del pubblico è già massiccia: “In pochissime ore sono arrivate oltre 160 candidature per soli 12 posti, ma ne aspettiamo molte di più”, ha confermato Gatterer. Chiunque possieda i requisiti e desideri partecipare, può inviare la propria candidatura contattando il team di ricerca via email all’indirizzo mahe@eurac.edu.