L’affluenza al referendum è una lezione ai partiti: quando il voto conta, i cittadini partecipano
di Sergio Ciliegi
Io credo che l’alta partecipazione al voto, decisiva sull’esito del referendum, sia anche una lezione/messaggio per tutti i politici, da destra a sinistra, nessuno escluso. Quando i cittadini sanno che il loro personale voto conta, vanno a votare. Se invece percepiscono, non a torto, che il loro voto conta poco o nulla – come nel sistema elettorale vigente per la Camera, con liste bloccate che escludono il voto di preferenza, che in pratica assegna un sostanziale potere di nomina ai capi dei partiti – tendono a non partecipare al voto solo per confermare scelte già fatte con le liste bloccate, alimentando la disaffezione al voto politico in generale.
Vedasi, ad esempio, la palese disaffezione al voto politico in Veneto, certificato dallo scarto tra l’alta partecipazione al voto referendario e la minore partecipazione al voto per le contestuali elezioni suppletive per la Camera.
Il prossimo appuntamento di rilievo in Parlamento sarà la legge elettorale. Mi auguro che tutti i partiti che da destra a sinistra hanno votato e sostenuto l’abolizione delle preferenze e le liste bloccate della legge elettorale Mattarella, chirurgicamente mantenute nelle successive, una di centrodestra e una di centrosinistra, accolgano la lezione del voto referendario e, qualunque legge elettorale decideranno di varare, ripristinino il voto di preferenza diretto, la cui eliminazione unita alle liste bloccate, dalla legge Mattarella in poi, è arduo considerare conforme al principio del suffragio elettorale diretto dell’articolo 56 della Costituzione.
“La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto…”.