Cinema

“La verità è che il cinema italiano ha derubato i soldi pubblici. Il ministro Giuli ha combinato delle ca**ate”: lo sfogo di Aurelio De Laurentiis

È accaduto durante la conferenza stampa di presentazione a Roma di Scuola di seduzione di e con Carlo Verdone, dal primo aprile su Paramount+

di Davide Turrini
“La verità è che il cinema italiano ha derubato i soldi pubblici. Il ministro Giuli ha combinato delle ca**ate”: lo sfogo di Aurelio De Laurentiis

“La verità è che il cinema italiano, molto spesso, ha derubato i soldi pubblici”. Aurelio De Laurentiis sbotta in modo fragoroso contro il sistema di finanziamento pubblico ai film. È accaduto durante la conferenza stampa di presentazione a Roma di Scuola di seduzione di e con Carlo Verdone, dal primo aprile su Paramount+. De Laurentiis ha focalizzato la sua critica contro l’attuale ministro Giuli (l’unico che ha tagliuzzato con una certe energia i fondi di finanziamento al cinema ndr) sostenendo che lui “ha combinato delle ca**ate”. “Quando hai a disposizione 650 milioni all’anno e non sai suddividerli per competenze differenziate, forse è meglio che tu non faccia il ministro”, ha spiegato lo storico produttore di storici successi legati alle commedie natalizie.

“Chi te lo fa fare di prenderti queste responsabilità o di farti derubare? La verità è che il cinema italiano, molto spesso, ha derubato i soldi pubblici. E non si capisce perché quelle dieci persone che davvero sanno fare questo mestiere – che crea un’industria di beni immateriali, quindi complessa – non vengano mai coinvolte. Perché non si chiede loro quali film andrebbero fatti, finanziati e con quali modalità?”.

Il 76enne patron della Filmauro, nonché presidente del Napoli calcio, nel tempo attivo non solo come produttore ma anche come distributore (la Filmauro distribuì un film come Lo zio di Brooklyn di Ciprì e Maresco ndr) è entrato nei particolari di leggi che a livello di principio sono state impostate dal precedente ministro della cultura, Franceschini: “Se si decidesse di destinare il 50% dei fondi in base alla frequenza in sala, quindi al gradimento del pubblico, verificando anche la reale imprenditorialità dei progetti, molte cose cambierebbero. Perché altrimenti fai il ‘prenditore’. A Giuli bisognerebbe dire: perché non vieni a confrontarti? Perché invece non spieghi cosa c’entri con il mondo dell’audiovisivo e come pensi di farlo crescere? Qui si tratta di risolvere i problemi di un’imprenditoria italiana che merita rispetto, non di finanziare i film dei macellai – con tutto il rispetto per la categoria – portandoli sullo schermo”.

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