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“Ho detto a un convegno di medici che per vent’anni ho scolato una bottiglia al giorno, assunto droghe, fumato due pacchetti di sigarette. Essere vivo? Culo”: quella volta che Gino Paoli parlò ai geriatri

Una vita vissuta senza freni tra eccessi, amori e cadute, raccontata sempre senza filtri: fino a quell’ammissione spiazzante davanti ai medici, “se sono arrivato fin qui è solo una questione di culo”

di Redazione FqMagazine
“Ho detto a un convegno di medici che per vent’anni ho scolato una bottiglia al giorno, assunto droghe, fumato due pacchetti di sigarette. Essere vivo? Culo”: quella volta che Gino Paoli parlò ai geriatri

Gino Paoli è morto oggi 24 marzo a 91 anni. Cantautore, compositore e autore, negli anni ha raccontato più volte anche il lato più estremo della sua vita. In una lunga e recente intervista, tra riflessioni sulla morte, ricordi personali e provocazioni, era tornato su tutto: il tentato suicidio, gli amori, il rapporto con il desiderio e con gli eccessi. Sempre con lo stesso tono, diretto, ironico, mai indulgente verso sé stesso.

A colpire era soprattutto il modo in cui parlava della vecchiaia e della sopravvivenza: “Il mio rapporto con la vita a 90 anni? È lo stesso di sempre. Vita e morte stavano insieme prima e lo sono anche adesso. Ogni giorno che vivi è un giorno in meno, ciò che vivi oggi non lo vivrai mai più. Ma questo non mi dà ansia”. Una consapevolezza lucida, priva di enfasi, che attraversava tutta l’intervista.

“Mi hanno portato come testimonial e mi hanno chiesto di dire qualcosa”

Dentro questo sguardo rientrava anche il racconto, diventato quasi emblematico, di un convegno di geriatria a cui era stato invitato come “caso”. Davanti a una platea di medici, Paoli aveva scelto di ribaltare tutto: “Mi hanno portato come testimonial e mi hanno chiesto di dire qualcosa. E io ho raccontato che nella vita ho fatto tutto quello che non si deve fare”. Da lì, l’elenco senza filtri. “Per vent’anni ho scolato una bottiglia di whiskey al giorno, ho assunto droghe di ogni genere, tutte quelle del momento, ho fumato due pacchetti al giorno fino a due anni fa”. Nessuna attenuante, nessuna costruzione narrativa: solo i fatti, messi in fila.

La conclusione, come spesso accadeva quando parlava, era spiazzante e insieme perfettamente coerente con il suo modo di stare al mondo. “Dunque, ho detto ai geriatri, se adesso sono qui in buona salute vuol dire che è solo una questione di culo”. E a quel punto, raccontava, “cinque minuti di applausi”. Un episodio che riassume bene la sua cifra: la diffidenza verso ogni morale facile, l’ironia come antidoto e la volontà di non trasformarsi mai in un modello, nemmeno davanti a chi cercava una lezione da imparare.

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