“A volte penso che potrei avere ancora un gruppo da 200 milioni o molto di più, e invece ho perso tutto; altre volte rifletto sul fatto che, se anche fossi arrivato a quei livelli, mi sarei comunque speso tutto in jet privati e cocaina”. Non fa giri di parole Matteo Cambi nel confessare a La Repubblica i propri sentimenti quando riflette sul proprio passato. Una storia, la sua, vissuta per anni sotto i riflettori, che fossero le copertine dei rotocalchi o le luci dei locali più cool della Costa Smeralda. ‘Papà’ di Guru, il marchio con la margherita che spopolava nei primi anni Duemila, Cambi è stato simbolo della cultura pop di inizio millennio. Divenuto imprenditore miliardario poco più che ventenne, si è trovato a gestire una fama e un giro d’affari dal volume mastodontico, rimanendone poi schiacciato. La sua parabola viene ripercorsa da una serie su Sky Crime e Now domenica 29 e lunedì 30 marzo.
L’incontro con Flavio Briatore
I calciatori indossavano le magliette con la margherita, attorno a Cambi gravitavano le soubrette più famose del momento, e al Billionaire non era raro vederlo pagare per tutti gli ospiti. “Erano anni in cui tutti sognavamo”, spiega a La Repubblica, “Io giravo in Ferrari, ma i miei rappresentanti giravano con il quattromila a benzina, si compravano la casa in Sardegna”. L’incontro con Flavio Briatore che gli propose di sponsorizzare la Renault in Formula 1 con Guru fu il momento in cui il giovane imprenditore capì che ce l’aveva fatta persino al di là di ogni più rosea aspettativa. “Con lui non avevo solo un rapporto d’affari – ricorda –, ma una frequentazione intensa, a casa sua, sulla sua barca, cercando di imparare ogni cosa, da come organizzava la giornata a come si muovevano i suoi assistenti”.