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“Non ho mai composto una canzone, Gaza mi ha convinto a provarci con 2 canzoni fortemente legate al genocidio palestinese”: Moni Ovadia presenta “Yiddish Blues” con Giovanna Famulari e Michele Gazich

L'album "Yiddish Blues" è anche ispirato dalla tragedia di Gaza e del popolo palestinese

di Redazione FqMagazine
“Non ho mai composto una canzone, Gaza mi ha convinto a provarci con 2 canzoni fortemente legate al genocidio palestinese”: Moni Ovadia presenta “Yiddish Blues” con Giovanna Famulari e Michele Gazich

“Yiddish Blues”, anticipato dal brano “Il piccolo Alì“, è l’album e progetto degli artisti Moni Ovadia, Giovanna Famulari e Michele Gazich, in uscita il 3 aprile. “Io non ho mai composto una canzone. Gaza mi ha convinto a provarci. – ha detto Ovadia – Con l’aiuto di due prodigiosi musicisti, Giovanna Famulari e Michele Gazich, mi sono cimentato. Ho vinto la mia ritrosia e la mia paura. L’immane orrore che ha travolto quel lembo di terra palestinese, il martirio del genocidio di un popolo deve essere fermato con ogni tipo di iniziativa, ma deve essere anche cantato perché il maggior numero possibile di esseri umani ne venga a conoscenza. Così abbiamo scritto due canzoni fortemente legate al genocidio palestinese (Palestina, terra di dolore e Il piccolo Alì) e le abbiamo presentate al Premio Tenco 2025. Da lì tutto è cominciato”.

Il disco si apre con “Il piccolo Alì”: “Fra le tante immagini che ho ricevuto dalla Palestina devastata, una mi si è conficcata nella mente: – ha detto Ovadia – la foto di un bambino di non più di dieci anni con entrambe le braccia amputate appena sotto le ascelle da qualche bomba. Da quell’istantanea percepivo che gli occhi di quella creatura mi guardavano con un’implicita accusa rivolta a tutto il protervo e complice Occidente. Lo sguardo di quel bimbo mi ha assillato per settimane, ho pensato che dovevo esprimere i miei sentimenti ed è uscita l’idea di una canzone, una piccola narrazione in musica e parole che può comunicare ciò che non sarebbe esprimibile altrimenti”.

E poi c’è anche “Palestina terra di dolore” e Mani Ovadia ha commentato: “Questa canzone e le due che la incorniciano (Es brent e Dona, Dona) insieme costituiscono un trittico, un insieme coeso nel significato, che voglio dedicare al popolo palestinese. Oggi è, per antonomasia, il popolo martirizzato, assassinato, torturato, schiavizzato, espropriato; il popolo che è in esilio nella propria terra, il popolo più solo del mondo, il popolo che soffre senza che nessuno si protenda verso le sue sofferenze per recare un vero conforto”.

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