Elena Sofia Ricci è impegnata a teatro con la commedia “Le false confidenze” di Marivaux per la regia di Arturo Cirillo, in scena dal 14 aprile al 3 maggio al Teatro Argentina di Roma. Per l’occasione l’attrice ha rilasciato una intervista a La Repubblica dove ha anche raccontato di alcuni aspetti privati della sua vita.
“Ero stata programmata per odiarlo e l’ho fatto a lungo. – ha rivelato l’attrice – Poi, a trent’anni, dopo una serie di insuccessi sentimentali, ho iniziato il mio percorso di psicoterapia e ho capito che forse mio padre non era il mostro che mi era stato raccontato, ma semplicemente un uomo, anche fragile, come tutti”.
E ancora: “Sono cresciuta a Firenze fino a sette anni, più con mia nonna che con mia mamma, mia madre si era separata poco dopo la mia nascita da mio padre, e così si trasferì a Roma perché le capitò un’occasione straordinaria: diventò la prima scenografa donna del cinema italiano. Guadagnava pochissimo e non poteva permettersi di portarmi con sé. Così rimasi a Firenze con mia nonna Angela, che per prima capì che il mio posto era il palcoscenico. Mi iscrissero a danza perché avevo i piedi un po’ storti, e così mi innamorai di questa arte. Cominciai presto a esibirmi, costringendo i miei cugini a fare spettacolini a casa. Mia nonna purtroppo se ne andò molto giovane, quando io avevo quattordici anni. E il nome che ho scelto per Suor Angela nella serie Che Dio ci aiuti è proprio in suo omaggio”.
E a proposito di ruoli televisivi non si può non citare “I Cesaroni” che prossimamente tornano su Canale 5, ma Elena Sofia Ricci non fa parte del cast. “Ho un ricordo bellissimo. – ha spiegato – Però in generale, dopo un certo numero di anni, ho la necessità di lasciare tutte le serie, perché ho bisogno di fare altro, è stato così anche per Che Dio ci aiuti. Però I Cesaroni sono stati una parte importante e felice della mia vita. Trovo che il ritorno sia una scelta coraggiosa, perché magari la gente non si rende conto di una cosa: forse vorrebbe ritrovare quelli di vent’anni fa, e noi non siamo più quelli. Alcuni non ci sono più, e mi piace ricordare Antonello Fassari, che è stato un compagno di lavoro meraviglioso. I ragazzini sono diventati uomini, tutti siamo cresciuti, sono arrivati i capelli bianchi. La sfida deve essere proprio questa, forse”.