Il vincitore del Festival di Sanremo 2026 Sal Da Vinci oggi, 22 marzo, è stato ospite nel salotto di “Verissimo“. Durante l’intervista con Silvia Toffanin, il cantante ha ricordato il padre Mario, morto nel 2015 a 75 anni. “Ha lasciato un vuoto enorme, – ha detto l’artista – questo vuoto è stato colmato naturalmente dall’amore della famiglia, però sono stati tre anni difficili io per tre anni non non riuscivo proprio a ‘mentalizzare’ la sua non presenza”.
Da Vinci ha anche ricordato il giorno in cui è venuto a mancare il padre: “Quella sera praticamente avevo finito un tour teatrale, era il 10 maggio del 2015, e quindi festeggiavo con la compagnia l’ultima replica, andando a mangiare la pizza tutti insieme. A un certo punto, mi chiamano e scopro che papà era in ospedale, lascio tutto e lo raggiungiamo. Ma non mi ero preoccupato più di tanto. Entrai nel bagno perché mi volevo lavare le mani, prima di andare via. Quando sono uscito fuori, ho visto negli occhi degli altri una cosa che non mi piaceva. Non pensavo che lui fosse già andato via. Tra me e me pensavo che forse probabilmente stava proprio male e che l’avevano portato in terapia intensiva. Era il massimo che mi mi potevo augurare in quel momento”.
Poi la dura realtà: “ E invece, quando sono arrivato lì, era già tutto finito. È un momento che non mi piace neanche tanto ricordare. Voglio ricordare, invece, mio padre con la voglia, la forza, la carica di uno che si è fatto da solo, ha combattuto da solo ogni momento della sua vita. È cresciuto senza un padre ma la famiglia per lui era tutto”.
Sal Da Vinci ha ricordato un aneddoto curioso avvenuto dietro le quinte del Festival: “Quest’anno Sanremo è stato dedicato a Pippo Baudo. Sono andati in onda alcuni contributo, dove presentava il Festival di Sanremo. E in quel contributo c’era mio padre. A un certo punto, ho visto papà, il brano prima che io uscissi sul palco per cantare alla finale. Lui c’era. Si è trasformato in altro, non c’è più fisicamente, ma noi siamo comunque energia e quindi lui mi gira intorno sempre io lo sento l’avverto”.