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“Arabia Saudita, Usa, Olanda: dopo una vita all’estero e con un figlio in arrivo mi manca casa. E sogno di tornare”

Dario Maesano, ingegnere di 36 anni, ha lavorato in diversi Paesi e oggi vive in Olanda. Ma il richiamo di casa si fa sempre più pressante: "Rifarei tutto, ma il mio sguardo è sempre rivolto ai miei genitori e alle mie origini"
“Arabia Saudita, Usa, Olanda: dopo una vita all’estero e con un figlio in arrivo mi manca casa. E sogno di tornare”
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In una delle aule del Polo B di ingegneria dell’università di Pisa, poco distante dal soffitto, campeggia ancora un graffito, retaggio del ’68. Raffigura un ingegnere malconcio con la saccoccia in spalla e con sopra scritto ‘Vieni a Ingegneria, diventerai un tecnico e girerai il mondo’. “Beh, quella frase fin dal primo giorno mi era rimasta impressa e da lì il mio obiettivo è stato raggiungere quel traguardo”. Dopo quasi dieci anni passati all’estero, oggi Dario Maesano, 36 anni, vive e lavora in Olanda, ma sogna l’Italia. “A volte devi andare via dall’Italia per apprezzarla davvero”.

Fin da piccolo Dario ha sempre cercato una certa indipendenza. Dal suo paese vicino Soverato, in Calabria, a 19 anni si è trasferito a Pisa per studiare ingegneria. Per un breve periodo, subito dopo la laurea, ha vissuto in Inghilterra, ma dopo mesi di ricerca e senza molte opportunità, “come molti italiani”, era pronto a fare qualsiasi lavoro.

È la notte del referendum sulla Brexit quando Dario rientra in auto, a casa, in Italia. I risultati sono ancora in bilico. “Arrivai la mattina presto e il Leave aveva vinto. Mi rattristò molto”, ricorda. Il giovane ingegnere comincia così a mandare curriculum in Italia, “anche se non avevo grosse speranze, sentivo troppi colleghi che, una volta laureati, venivano maltrattati o miseramente pagati”. Pochi giorni dopo, però, arriva la notizia di un colloquio per un lavoro a Ryad, in Arabia Saudita, con una rinomata azienda di costruzioni italiana.

L’impatto con la capitale saudita è immediato. “Quando esci dall’ aeroporto, il caldo è quasi insostenibile. È qualcosa che non dimentichi”, racconta. “Ero troppo affascinato dalla diversità del posto, partendo dall’architettura, dal deserto, il cibo e il clima”. L’Arabia Saudita al tempo, spiega nella sua intervista al Fatto.it, aveva i ristoranti “con ingresso per single e famiglie: le donne non potevano guidare e dovevano sempre essere accompagnate dei membri della famiglia. Quando eri in cantiere e vedevi la polizia religiosa passare per verificare che tutti i fedeli fossero a pregare. Si aveva l’impressione di vivere in un mondo parallelo”.

Pochi mesi dopo Dario viene coinvolto in un grosso progetto che prendeva piede in Iraq, unendosi al dipartimento tecnico che si stava formando per seguire i lavori di manutenzione della diga di Mosul. “La diga è poco distante dalla città, la quale al tempo era sotto il controllo dell’Isis. Non una cosa facile da dire ai tuoi genitori, ma a oggi ancora una delle più belle esperienze lavorative della mia vita”.

Dopo due anni passati in Iraq a coordinare la squadra di ingegneri locali, e con il successo del lavoro concluso, Dario vola negli Stati Uniti, prima a Boston, poi in Florida. “Dopo qualche anno in Medio Oriente, vivere negli Stati Uniti è stato per me un ritorno a uno stile di vita più familiare”, continua. Nel 2021, dopo aver girato l’America e aver conosciuto sua moglie, la coppia decide di andare in Europa. “Considerando gli effetti della Brexit, l’Olanda appariva come una scelta particolarmente adatta per una coppia di espatriati. Avremmo potuto scegliere l’Italia – precisa – ma avevo la sensazione che il mio percorso all’estero non fosse ancora concluso e che questa soluzione fosse più coerente anche per mia moglie, che all’epoca aveva una conoscenza limitata dell’italiano”.

Oggi la coppia vive e lavora a Eindhoven. “È un Paese, l’Olanda, tanto piccolo quanto ricco di opportunità e pioniere in diversi campi, dall’agroalimentare al tecnologico passando per il settore chimico e quello dei servizi – racconta Dario –. È oggettivo che rispetto all’Italia, a parità di titolo ed esperienza, la crescita, le responsabilità e l’aspirazione salariale siano più appetibili qui”. L’Olanda vanta, inoltre, un equilibrio tra vita e lavoro “molto forte” e un diverso rapporto tra datore di lavoro e impiegato, “dove i titoli non esistono e ognuno ha il diritto di parola su tutto”. Escludendo Amsterdam, “che so essere cara”, il costo della vita sembra poco più alto di quello di una grande città italiana.

Dario non si è mai pentito di aver lasciato il suo Paese: “Il mio percorso all’estero mi ha dato tanto, tantissimo. Ho visitato luoghi, città, realtà e conosciuto persone in diverse parti del mondo con cui sono ancora in contatto”. “Fossi rimasto in Italia – continua – molto probabilmente sarei finito a Milano o Roma come tutti i miei coetanei”. Rifarebbe tutto, pur sapendo che, come quando era piccolo e correva lontano, “lo sguardo era sempre indietro a controllare dov’erano i miei genitori e la mia casa”.

L’obiettivo, infatti, è quello di pianificare un ritorno: con il passare degli anni, e dopo il Covid, la mancanza di casa è diventata sempre più forte. “Custodisco gelosamente la mia italianità, ma soprattutto l’essere calabrese. Se prima l’accento italiano durante il parlato inglese lo ritenessi un difetto – sorride – oggi non mi vergogno e in alcuni contesti cerco anche di rimarcarlo, un po’ ironicamente o inavvertitamente”.

Dell’Italia manca il clima, il cibo, il piacere del gusto, la bellezza che ti circonda e l’ironia della gente che ti coinvolge. Ma a quali condizioni, oggi, a 36 anni, dopo dieci passati all’estero, sceglierebbe di tornare? Dario non cerca una grande carriera, ma la giusta flessibilità e un lavoro che lo motivi ogni giorno, spiega. “Mi piace l’idea di lavorare in contesti dinamici, dove i ruoli possono evolvere nel tempo, al di là dell’età”, sorride. Quello che cerca è, soprattutto, la vicinanza ai suoi cari. E “ora che ho scoperto che sarò presto padre, un posto dove questo bambino possa crescere sentendosi amato da una grande famiglia e una comunità”. Poi, “perché no? – conclude – Non troppo distante dal Sud”.

Sei una italiana o un italiano che ha deciso di andare all’estero per lavoro o per cercare una migliore qualità di vita? Se vuoi segnalaci la tua storia a fattocervelli@gmail.com

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