Vittima o carnefice? Roberta Bruzzone si dichiara vittima. Senza troppi giri di parole. «Ma quale stalking, l’unica perseguitata qui sono io». Parole pronunciate a La Repubblica. Parole in cui respinge le accuse per le quali rischia il rinvio a giudizio (il fascicolo è stato trasmesso alla Procura di Roma per competenza territoriale), per presunti atti persecutori perduti per circa tre anni contro Elisabetta Sionis, pedagogista, consulente in diversi casi di cronaca nera e giudice del Tribunale dei minori di Cagliari.
«Sono state scritte cose non vere, si tratta di una vicenda complessa che ha radici lontane nel tempo – spiega la nota criminologa televisiva al quotidiano La Repubblica – Nasce dal tentato femminicidio di Valentina Pitzalis e dal processo per la morte di Manuel Piredda. Sionis era consulente, sosteneva che la vittima fosse Piredda e lo sostiene tuttora, nonostante l’archiviazione. Forse dopo quel clamoroso fallimento professionale, nel quale riponeva ambizioni di carriera, mi ha trasformato nel suo bersaglio». La criminologa, accusa con altri tre suoi colleghi, si dichiara estranea ai post Facebook dove attaccherebbe pesantemente la Sionis: “miserabile esistenza”, “da Tso”, “in putrefazione”. «L’attribuibilità è tutta da chiarire». Poi aggiunge: «Mi vengono contestati sei post in quattro anni. Parlare di atti persecutori è quantomeno eccessivo».
A peggiorare la situazione ci sarebbero poi le chat di WhatsApp. Ma anche in questo caso c’è una giustificazione: «In quella chat non ci sono. E in un’altra — “Barcone on the road” — si parlava di un’altra persona che mi ha perseguitato per anni. Non siamo stati noi a organizzare attacchi, noi li subivamo da persone in carne e ossa e da profili fake: denunce, offese personali e alla mia famiglia, accuse deliranti di istigazione al femminicidio, di uccisione di animali, di corruzione di procure, di frode processuale. Dietro alcuni di questi c’è Sionis».
Per quanto riguarda invece “Si merita un maluccio”, Roberta Bruzzone la riduce a «sfoghi di persone esasperate che vanno contestualizzati». Oltre a dichiararsi vittima sottolinea poi che «anche Sionis è attualmente indagata per diffamazione aggravata, calunnia, falsa testimonianza e atti persecutori». Tra le accuse però rivolte ancora alla Bruzzone ci sarebbero fotomontaggi denigratori, allusioni sessuali e la figlia di Sionis tirata in ballo. A La Repubblica, la Bruzzone risponde così: «Che si parlasse di questa ragazzina è privo di fondamento. Anche dei fotomontaggi non so nulla né conosco la persona alla quale vengono attribuiti».
Per concludere un nuovo attacco: «L’avviso di conclusione indagini è viziato: Roma, dove è stato trasferito il fascicolo, è l’unico foro competente, la procura di Cagliari è incompatibile. Inoltre nel 2019 il gip aveva dichiarato di doversi astenere per una pregressa amichevole frequentazione con Elisabetta Sionis, ma nel 2021 ha firmato gli atti dello stesso procedimento. E io non sono mai stata ascoltata dal titolare del fascicolo».