Risaliamo la corrente della sua vicenda artistica, caro nayt. La prima volta sul palco?
“Siamo nel 2009, ho 14 anni. Un pub che sotto ha una piccola sala. Il pubblico è composto dai miei amici. Mettiamo una base, prendo il microfono e vado. Non ricordo neppure il nome della canzone. Loro mi fomentano. So che sta nascendo qualcosa”.
Dove siamo?
“Roma, all’Arco di Travertino, insomma dalle parti del mio quartiere, il Quadraro. Quel localetto oggi non esiste più”.
Il Quadraro. Nel ’44 i nazisti lo chiamavano il “nido di vespe”.
“L’alveare. Si sente ancora oggi l’eco lontana di quella capacità di resistere. E poi è ‘quella’ Roma dove se non sei sincero ti smascherano, ti ‘sgamano’”.
Lei è di Isernia, cresciuto nella Capitale. Ma nell’infanzia il rapporto con suo padre, che era uscito dalla famiglia, poteva dirsi inesistente.
“Da qualche tempo ho riallacciato un rapporto con lui, con tutti i limiti del caso. Ci parlo, mi sento molto tranquillo, prima ero davvero arrabbiato. Non giudico, sono neutro”.
Suo padre ascolterà le canzoni di questo nuovo album ‘io, Individuo’?
“Potrebbe, certo. Vi racconto le cose della mia vita in modo imparziale, cercando di muovermi in una direzione d’amore”.
Eppure, a metà del disco, è come se noi intrusi ci trovassimo davanti a una finestra aperta in casa nayt. Quella conversazione senza reticenze tra lei e sua madre in ‘Origini – Interludio’. La difficoltà di elaborare un coniuge a dir poco problematico, anzi manesco.
“Non ero intenzionato a fare un processo a mio padre, mi prendo le parole di mamma quando mi dice che ho gli stessi occhi di lui e sono nato da un gesto d’amore. Un riscatto per lei? Chissà. Io sono cresciuto senza papà accanto e magari mi chiedo cosa sia il mio Dna maschile, se io abbia il suo sangue…”
C’è quel suo verso nel brano successivo, ‘Punto d’incontro’, dove confessa la paura di scoprirsi violento con una donna.
“Ci sono tre pezzi consecutivi nel cuore del disco, ‘Un uomo, ‘Origini’, Punto d’incontro’, in cui traccio la mappa del mio viaggio interiore. Come si diventa adulti? Come ci si rapporta con il femminile, cercando di riconoscere chi è davanti a te, rispettandola, ascoltandola, tendendole la mano senza apparire prevaricatori?”.
Risposta?
“Ognuno di noi deve trovare la giusta direzione per muoversi in modo sensato. Detto questo, è la società ad avere un problema nel raccontare le donne”.
Come rapper lei è una mosca bianca, lontano dai cliché della misoginia e della sbruffonaggine. Questo decimo album è molto profondo, oltre che musicalmente sorprendente, tra urban e cantautorato doc. Teme che quelli della sua generazione e gli adolescenti concederanno solo un ascolto distratto?
“Un rischio che accetto. La superficialità ci spinge a dire male le cose, affrettatamente, in maniera scontata. Se ci concediamo un tempo verticale qualcosa assorbiremo”.
Il primo brano, ‘Scrivendo’, è un’ invettiva a 360 gradi contro la scena musicale italiana.
“Attacco tutto e tutti, compreso me stesso. Siamo dentro una struttura con le fondamenta marce. Devo distruggerle, ricominciando da capo, incessantemente. Non so dove arriverò, il disco è un loop infinito, non c’è una meta, semmai un’elaborazione continua”.
Alla fine, c’è un altro interludio, ‘Contraddizioni’. Con chi dialoga lì?
“Un mentore, una figura paterna che mi aiuta a comprendere me stesso”.
Quanto è vicino nayt a William Mezzanotte?
“Abbastanza. A 32 anni mi sento piuttosto centrato, però so che continuerò a inciampare, a tradirmi, a fare cazzate. È inevitabile”.
Ne ‘L’astronauta’ spunta un insert di Noemi’ con ‘Briciole’.
“A proposito di orbite che cerchiamo di percorrere, no? Noemi era felicissima, mi ha detto che ho dato nuova vita a quel suo gioiello. Un video insieme? Non escludo nulla, e mi piacerebbe averla ospite in uno dei miei live a novembre.
Poi il duetto con Elisa nella soave ‘Stupido pensiero’.
“Ci siamo trovati in studio una mattina, ne siamo usciti alle tre e mezza di notte. Elisa è una maestra di vita e di musica, una leggenda”.
A Sanremo ha affrontato l’indicibile con Joan Thiele: ‘La canzone dell’amore perduto’ di Faber.
“Mi sono avvicinato De André con totale rispetto, avrei detestato scrivere mie strofe sopra quel monumento, mi sarebbe parso di sgorbiarlo. Un’idea alternativa era proporre ‘Fossi vera’ del mai troppo compianto Enzo Carella”.
E cosa ha pensato a 30 secondi dal debutto all’Ariston con ‘Prima che’?
“Che ero stanco di aspettare, dopo tutti questi mesi. Ero concentrato nel togliermi questa cosa di dosso. È stata un’emozione fortissima”.
Domenica e lunedì c’è il referendum sulla giustizia. Tanti ragazzi fuori sede non potranno votare.
“In questo paese pare non ci sia mai la volontà di rendere facili le cose, di mettere a portata di mano gli strumenti per esercitare i propri diritti”.
Se lei fosse ministro della Cultura per un giorno?
“Attiverei procedure di semplificazione per muoversi e conoscere in questa società sprofondata nel caos. Nessuno dialoga, nessuno si confronta. Io ho la fortuna di essere un artista, non un politico, con la mia musica cerco di creare spazi di incontro”.
E se domani mattina qualcuno creasse un nayt tutto artificiale?
“Non ne avrei paura. Il punto non è che l’IA crei una buona canzone: le mancherà comunque la visione artistica, umana, il valore della nostra opera. È lì che aspetto al varco il mio doppio robotico”.