Cinema

Chuck Norris morto, il riscatto con il cinema e le arti marziali: “Ho passato un’infanzia infelice, ero timido e in balia dei bulli della scuola”

Il 1993 è l’anno in cui inizia a lavorare in "Walker Texas Ranger" sulla CBS. Un’autentica svolta in una carriera in fase totalmente calante. Basti dire che la serie ha avuto più seguito di pubblico de "La Signora in giallo".

di Davide Turrini
Chuck Norris morto, il riscatto con il cinema e le arti marziali: “Ho passato un’infanzia infelice, ero timido e in balia dei bulli della scuola”

Chuck Norris, il campione di arti marziali che è diventato un’iconica star del cinema d’azione statunitense, è morto. Aveva 86 anni. Il celebre Cordell Walker del telefilm Walker Texas Ranger, ma anche l’ufficiale delle forze speciali McCoy di Delta Force, e ancora lo sfidante di Bruce Lee tra le stanze del Colosseo in L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente, era ricoverato da giovedì scorso in ospedale delle Hawaii.

“Per il mondo era un campione di arti marziali, un attore, un simbolo di forza. Per noi, un marito devoto, un padre e un nonno amorevole”, hanno scritto i familiari in un post su Instagram dove ne hanno annunciato pubblicamente la morte. Se c’è stato, infatti, un elemento che ha caratterizzato la presenza di Norris in scena, è stata proprio la credibilità del suo ruolo di combattente nelle arti marziali.

Nato in Oklahoma nel 1940, con anche un quarto di sangue Cherokee nelle vene, Norris raccontò più volte di aver passato un’infanzia infelice, lui così piccino, timido e in balia dei bulli della scuola. È grazie all’aver prestato servizio nella United States Air Force ad inizio anni sessanta, e al trasferimento in una base della Corea del Sud che Norris impara le arti marziali, soprattutto karate e taekwondo. A forza di allenamenti, tornato negli Stati Uniti è sul finire degli anni sessanta che comincia a mietere vittorie sportive. Norris apre diverse catene di palestre di arti marziali e in una di queste ha come allievo Chad, il figlio di Steve McQueen.

Proprio grazie al legame con la star di Hollywood, Norris inizia ad interpretare piccoli ruoli in Quella sporca dozzina di Aldrich e Berretti verdi di John Wayne che poi verranno tagliati in sede di montaggio. Nel 1969 incontra su un tappeto di gara Bruce Lee che nel 1972 gli offre un ruolo, appunto, in L’urlo di Chen terrorizza l’Occidente. Norris si esibisce in un lungo combattimento con il collega finendo sconfitto. La lunga sequenza diventa presto un cult. Ed è nel 1974 che Norris spicca definitivamente il volo a Hollywood. Sarà in almeno una trentina di film sempre un duro, generalmente un militare o simile, pronto a sparare ma soprattutto a menare le mani. Lui non proprio così prestante fisicamente che invece riesce a ribaltare ogni possibile logica di forza in campo nel combattimento.

La tripletta The octagon (1980), Triade chiama Canale 6 e Vendetta a Hong Kong sono tre grandi successi al box office; ma è con una Magnum per McQuade, Rombo di tuono (che spesso è stato accostato a Rambo 2) e infine il succitato Delta Force (1986) che Norris diventa figura cruciale degli action movie ben più dei coevi Schwarzenegger o Stallone, magari più inclini ad una certa autoironia in scena, ma meno schiettamente popolari.

Norris tra gli anni ottanta e novanta è la star di punta della produzione Cannon Films, ma non tutto fila liscio e la Cannon fallirà lasciando a Norris un via libera dove esplorerà toni da commedia e drammatici non proprio a lui congeniali. Il 1993 è l’anno in cui inizia a lavorare in “Walker Texas Ranger” sulla CBS. Un’autentica svolta in una carriera in fase totalmente calante. Basti dire che la serie ha avuto più seguito di pubblico de “La Signora in giallo”.

Tanti i tentativi di rilanciare Norris nel cinema grazie al trampolino tv, ma sono tanti gli insuccessi nei primi anni duemila. La vera rimpatriata smargiassata avviene ne 2011 quando raggiunge i colleghi Stallone, Van Damme, Jet Li, Lundgren e Statham sul set di I mercenari 2. Vicinissimo al partito repubblicano, l’icona Norris, come ricorda Variety, è diventata talmente caricaturale nella sua figura di invincibile uomo d’ordine che numerosi meme lo immortalano in imprese impossibili dove si ironizza sulla sua invincibilità.

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