Moda e Stile

Alla Stazione Centrale di Milano sfila la nuova Emé: meno sposa, l’eleganza si fa quotidiana. Veronesi: “I matrimoni sono meno e le occasioni cambiano”

Il marchio del gruppo Oniverse rilegge le regole della cerimonia con uno show suggestivo tra i pendolari di Milano. Dai bermuda floreali agli slip dress con le ballerine, ecco come cambia il guardaroba elegante per adattarsi a donne con vite (e priorità) diverse

di Beatrice Manca
Alla Stazione Centrale di Milano sfila la nuova Emé: meno sposa, l’eleganza si fa quotidiana. Veronesi: “I matrimoni sono meno e le occasioni cambiano”

Simbolicamente parlando, non esiste un luogo più adatto – e suggestivo – della Stazione Centrale di Milano per presentare la collezione Occasionwear Primavera/Estate 2026 di Emé. La sfilata infatti rappresenta un importante momento di passaggio per il brand, nato e amato per gli abiti da sposa, che ora si muove verso una nuova direzione: “I matrimoni sono meno, non possiamo nascondercelo”, spiega a FQ Magazine Sandro Veronesi, presidente e amministratore delegato del gruppo Oniverse di cui Emé fa parte insieme a brand come Calzedonia e Intimissimi. “Molte coppie si sposano quando hanno già figli o convivono da anni, per cui ci investono meno. Quindi questa è un’evoluzione naturale del brand, che non vuole fermarsi all’unica grande occasione, ma guardare a tutte le altre occasioni della vita”.

La scalinata Est della Stazione Centrale, per una sera, si è trasformata in un’inaspettata passerella, tra i tabelloni luminosi che segnalavano arrivi e partenze e il flusso incessante di turisti, pendolari e viaggiatori. In prima fila anche le cantanti Clara, Levante e Angelica Bove – la sorpresa di Sanremo Giovani 2026. Emé, per tutti, è sinonimo di abiti da sposa o da invitata: la sfida (vinta) della collezione è un modo di vestire più fresco, rilassato e facile da portare. Silvia Falconi, direttrice creativa del brand, ha disegnato la collezione tenendo in mente Deadhead, esposizione di Yto Barrada presentata nel 2025 alla torinese Fondazione Merz. L’ispirazione botanica sposa (perdonateci il gioco di parole) i tessuti fluidi del dna Emé: rasi e twill, l’envers satin, l’impalpabile chiffon e crêpe avvolgenti.

Emé è riuscita a intercettare un’esigenza contemporanea: essere eleganti senza eccessive costrizioni. Gli abiti da sera scivolati si indossano con scarpe basse e giacche sfoderate, le gonne di piume vengono sdrammatizzate dai blazer, balze e volant floreali entrano nel lessico quotidiano con sneakers e tank top. Il gioco di contrasti funziona: perfino i bermuda floreali diventano una possibilità per la sera, così come le camicie maschili, con tanto di cravatta. Non potevano certo mancare gli abiti da grandi occasioni – o, se preferite, da cerimonia, ammiraglia del brand: slip dress asimmetrici in morbide sfumature di carta da zucchero o giallo burro; sottovesti di paillettes e modelli effetto sirena con scolli profondi, morbidi drappeggi e tagli cut-out. “Dopo il Covid si è radicata la tendenza di vestirsi più basic, diciamo, quasi in tuta nella vita quotidiana – prosegue Veronesi – Volevamo riscoprire l’opportunità di essere al meglio di sé e dare importanza a qualsiasi occasione sia importante nella vita di una persona: può essere la laurea, un diciottesimo, un anniversario, ma anche una cena con le amiche o un appuntamento”.

La collezione riflette perfettamente questa pluralità di anime. È vero: alcuni vestiti scintillanti o in pizzo potrebbero essere benissimo indossati da una sposa meno tradizionale, ma accanto ai romantici abiti bustier compaiono pantaloni morbidi, giacche sfoderate, abitini da cocktail e bustier indossati sopra le camicie. Alcune uscite strizzano l’occhio agli anni Dieci (e quindi alle donne millennial): le gonne indossate su pantaloni maschili, ad esempio, i miniabiti floreali sovrapposti ai cargo satinati, gli occhiali a mascherina, i collant in pizzo che si riprendono la scena. È una collezione pensata per abbracciare donne di età diverse, con vite diverse. Particolarmente interessanti gli accessori: le borse mignon con piume o applicazioni floreali o quelle in pelle scamosciata intrecciata da portare a spalla. Fino alle ballerine intrecciate, le mules piatte con fiocchetto e le sneaker affusolate con i nastri al posto dei lacci che, scommettiamo, saranno il bestseller della collezione. La tirannia del tacco a spillo, signore, è ufficialmente finita – anche nelle occasioni eleganti.

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