Televisione

“A Pechino Express ho mangiato tanto varano perché ero stanchissima. È buono e nutriente. Non leggo più i social, mi ci potrei ammalare. Mi hanno dato della disagiata”: parla Gaia De Laurentiis

di Alessandro Ferrucci
“A Pechino Express ho mangiato tanto varano perché ero stanchissima. È buono e nutriente. Non leggo più i social, mi ci potrei ammalare. Mi hanno dato della disagiata”: parla Gaia De Laurentiis

Ancora con lo “zaino in spalla”.
“È l’upgrade di Pechino-Express: da quattro anni suono il violoncello”.

Studentessa.
“Studiare è una droga”.

Il violoncello è uno degli strumenti da epica-erotica.
“Dice?”.

Molti fotografi hanno utilizzato il violoncello per raccontare l’erotismo.
“(Ride) Ecco perché mio marito non è contento”.

(Gaia De Laurentiis, in coppia con la figlia Agnese Catalani, è una delle grandi protagoniste della nuova edizione di “Pechino-Express”. Si presenta con un enorme custodia per violoncello sulle spalle, sembra una studentessa del conservatorio, con le mani a tenere le bretelle, il caschetto biondo, perfetto, il celebre sorriso in tutta la sua estensione e la giusta curiosità negli occhi).

A “Pechino-Express” c’è un bel confronto tra madre e figlia…
“Ci adoriamo, ma i nostri caratteri fanno fatica (arriva il cameriere), che prendiamo?”

Centrifuga?
“Le sembro una vegetariana che si nutre solo di verdura?”

Un po’.
“Non è così”.

È vero, a “Pechino” ha mangiato il varano.
“Pure tanto. Ed è buono, poi ho letto che è nutriente”.

Resta un varano.
“Ero stanchissima”.

In questo viaggio cosa ha scoperto di se stessa?
“Che sono più fragile di quanto pensavo pensassi? Soprattutto sotto stress”.

Ahi.
“Ho bisogno di sentirmi amata, e un po’ lo sospettavo”.

L’artista, di solito, è così.
“Ci sono quelli con il pelo sullo stomaco; (quasi tra sé e sé) sì, ho veramente bisogno di sentirmi amata”.

Gli alti e bassi della carriera avranno accentuato il desiderio.
“Per il mio obiettivo sono stati solo alti”.

Tradotto?
“Da quando avevo 17 anni ho sempre voluto fare teatro e non solo non ho mai smesso, ma sono cresciuta”.

La televisione, però.
“Lì, in teoria, ci sono stati alti e bassi”

In teoria.
“Perché in realtà è la televisione che non mi è più assomigliata”.

Il riflettore è spesso una droga.
“Non ho un ego così sviluppato; mio marito, che è psichiatra, mi ripete: ‘Forse devi prendere atto che un po’ ce l’hai anche tu’”.

Si arrenda.
“Concettualmente non mi piace”.

E il palco?
“Amo stare lì sopra, ma senza non sono disperata”.

Torniamo a lei con sua figlia…
“Siamo toste e pure lei ha bisogno di essere amata”.

Lei sembra una mamma troppo alta da scalare.
“Dice?”

Sua figlia sembra viverla così.
“È vero, eppure non mi ci sento; (pausa) nel vedere le puntate ho colto un lato di me vittimistico, e non mi ci riconosco”.

Non si è piaciuta.
“Non tanto”.

Ha celebrato la gioia di saltare sopra le cacche delle vacche.
“Quella sono io”.

Ma…
“Sono arrivata alla fine del programma veramente stremata. Abbiamo sottovalutato la fatica fisica”.

Non aveva visto le vecchie puntate?
“Solo dei ‘meglio di…’ ma senza capire fino in fondo”.

Quando ha accettato di partecipare, cosa cercava?
“Mia figlia. Sapevo quanto ci teneva: da anni che mi chiedeva di partire”.

Mentre lei…
“Da anni vivo la mia carriera con lo spirito del ‘se le cose devono accadere, accadono’”.

Santo fatalismo.
“Da una parte è bellissimo, dall’altra non so se in me c’è una forma di fuga”.

Non sgomita.
“Non mi appartiene, forse sempre per il bisogno di essere amata”.

Non ha sgomitato neanche quando a 17 anni doveva sopravvivere con Strehler?
“Mi ha spaventato solo al primo incontro: si incazzò perché avevo portato un monologo di Mirandolina. ‘Lei è una donna, tu una ragazzina’. Finii su una panchina, a piangere”.

E poi?
“Mi ha insegnato tantissimo, poi sono tornata a Roma per girare ‘Senza fine’, una fiction pessima, chiusa alla seconda puntata”.

Dolore.
“Prima di lasciare il Piccolo, chiamo la direttrice per avvertirla. E lei: ‘Dove vai?’ ‘Ho una soap e mi hanno preso allo Stabile di Genova’. ‘Non dirgli dello Stabile, ma solo della soap, così al massimo ti dà della cogliona; ma se sa di Genova hai chiuso con lui”.

Nel curriculum resta “Senza fine”.
Soap ridicola, ma tutto fa esperienza.

Sono trent’anni dal suo “Target”.
“Poteva andare in onda ancora oggi: la sua chiusura resta un mistero”.

Un riflettore gigantesco, all’improvviso.
“Sentivo i fucili puntati”.

Cioè?
“Avevo la sensazione di dover dimostrare qualcosa, della serie: ora vediamo cosa sai fare”.

Le piaceva la fama?
“Non c’erano i social, quindo vedevi solo il bello. Oggi non è così”.

Dopo “Pechino” non li ha letti?
“Una volta sola e non ci casco più”.

Turbata.
“Mi ci potrei ammalare”.

Cosa l’ha ferita.
“Per l’episodio della mucca c’è chi ha scritto ‘questa madre è disagiata’”.

I rapporti con gli altri concorrenti.
“Ci si vede pochissimo, ma ho di tutti un ricordo positivo”.

Ci sarà un preferito.
“Fiona May mi piace tanto, poi amo molto Chanel (Totti)”.

Cosa, in particolare?
“Chanel ha un approccio alla vita leggero e ironico, come la mamma”.

Se sua figlia ha davanti “una montagna troppo alta da scalare”, Chanel ne ha due…
“E non je ne po’ frega’ de meno. Coraggiosissima. Fantastica”.

Insomma, non è pentita di “Pechino”.
“Ripartirei, ma con un’altra consapevolezza”.

Lei chi è?
Una persona che ogni mattina si sveglia pronta ad accogliere la vita.

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