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“Non era la persona che diceva di essere. Per me la menzogna è qualcosa su cui non si può trattare”: Kristin Cabot ribalta il caso Kiss Cam e punta il dito contro l’ex CEO

Dopo mesi di silenzio, l’ex dirigente HR cambia versione: “Pensavo si stesse separando”. E accusa i social: “Guadagnano sul dolore”

di Redazione FqMagazine
“Non era la persona che diceva di essere. Per me la menzogna è qualcosa su cui non si può trattare”: Kristin Cabot ribalta il caso Kiss Cam e punta il dito contro l’ex CEO

Prima il silenzio, poi la versione che cambia. Kristin Cabot torna sul caso della “kiss cam” dei Coldplay, il video che l’ha esposta pubblicamente e le è costato la carriera, e per la prima volta sposta il baricentro della vicenda: non più solo uno scandalo virale, ma una relazione che, sostiene oggi, sarebbe nata su presupposti falsi.

Ospite del podcast di Oprah Winfrey, l’ex responsabile HR di Astronomer ha raccontato di aver creduto che Andy Byron, allora amministratore delegato dell’azienda, fosse già in fase di separazione dalla moglie quando tra loro è iniziata la frequentazione. Una convinzione che oggi lascia intendere fosse infondata. “Non era la persona che diceva di essere. Per me la menzogna è qualcosa su cui non si può trattare. È mancata completamente l’onestà“.

Non voglio fare agli altri quello che è stato fatto a me

Anche Cabot, all’epoca, era sposata ma stava divorziando. Proprio questa situazione parallela, almeno così le appariva, avrebbe contribuito a rendere naturale il rapporto. Fino a quel momento, diventato poi virale, in cui i due sono stati ripresi mentre cercavano goffamente di sottrarsi all’inquadratura durante il concerto. Oggi Cabot dice di aver chiuso ogni contatto con Byron già mesi fa, lo scorso autunno. Ma quando le viene chiesto di chiarire nel dettaglio le presunte bugie, si ferma: “Non voglio fare agli altri quello che è stato fatto a me. Il mondo ha già parlato troppo”.

Un passaggio che segna anche una svolta rispetto al passato: nell’intervista rilasciata al New York Times a dicembre, infatti, non aveva mai parlato apertamente di menzogne. Nel racconto c’è spazio anche per una riflessione più ampia sul meccanismo che ha trasformato la vicenda in un caso globale: oltre un miliardo di visualizzazioni per quel video. “Le piattaforme si alimentano del dolore delle persone. Più una storia fa male, più genera profitto”, accusa. Byron, che dopo lo scandalo ha lasciato il suo incarico, per ora non ha replicato.

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