“Da Tso”, “in putrefazione”, “una lestofante in meno”, a cui “le goccine e le overdose di botox non bastano più”. Sono solo alcuni dei violentissimi epiteti che la nota criminologa Roberta Bruzzone avrebbe rivolto a una sua collega. A far rendere noto il caso giudiziario è un’inchiesta riportata oggi dal quotidiano La Repubblica, che svela i contenuti dell’avviso di conclusione delle indagini firmato dal pm di Cagliari Gilberto Ganassi. Il fascicolo, ora trasmesso alla Procura di Roma per competenza territoriale, ipotizza il reato di stalking di gruppo ai danni della psicologa forense Elisabetta Sionis (oggi giudice onorario minorile nel capoluogo sardo) e della sua figlia minorenne.
Le indagini e il contenuto delle chat
Secondo gli atti firmati dal pm Gilberto Ganassi visionati da Repubblica, agli indagati viene contestata una condotta reiterata per almeno tre anni, che comprende la diffusione di fotomontaggi del viso della persona offesa, allusioni a sfondo sessuale e frasi di carattere minaccioso su gruppi Facebook e canali YouTube e Twitch. L’inchiesta si basa su un hard disk contenente le trascrizioni di diverse chat WhatsApp, estratte da gruppi denominati “L’armata delle tenebre“, “Gli irriducibili”, “Barcone on the road”, “I mitici” e “Fbi”. Nelle conversazioni riportate dal quotidiano, Bruzzone si riferisce a Sionis utilizzando espressioni come “dalla miserabile esistenza”, “da Tso”, “una lestofante in meno”, “in putrefazione”.
Gli inquirenti individuano un passaggio specifico datato 17 settembre 2022, inviato da Bruzzone sul gruppo “Fbi”: “Ho mandato a Monica la mia denuncia di stalking contro la Sionis dell’anno scorso, bisogna attaccarla dimostrando che è una bugiarda e che è su Facebook tramite fake con cui molesta tutti noi”. Il 22 febbraio 2024, Langella scrive in chat: “Stasera massacro pure la Sionis in diretta”.
In uno scambio dell’agosto 2023, Langella scrive: “La Sionis è la sciagura peggiore che potesse capitarci e purtroppo non ce ne libereremo mai! Ha fatto di noi la sua ragione di vivere”. Bruzzone risponde: “Io spero in un bel malaccio che se la porti via”. Commentando poi una fotografia postata da Demma, Bruzzone aggiunge: “Questa è marcia di invidia […] guarda il marciume interiore come caz… ormai si vede anche fuori. È in putrefazione da viva questa. […] Monica Demma però tu non mi puoi inviare foto della bestia immonda senza prima avvisarmi… Questa un malaccio se lo merita tutto”.
L’origine del procedimento e i contenziosi legali
I contrasti tra Bruzzone e Sionis hanno avuto origine nel 2017, durante il processo relativo alla morte di Manuel Piredda e alle ustioni riportate da Valentina Pitzalis, innescando una serie di denunce reciproche. Il 23 giugno scorso, l’ultima querela presentata da Bruzzone contro Sionis è stata archiviata. Il 28 ottobre, invece, Lucio Lipari, indicato come collaboratore di Bruzzone, è stato condannato in primo grado a due anni per aver perseguitato Sionis. Il fascicolo menziona inoltre interazioni relative ad altri professionisti. In un’altra chat riportata sempre da Repubblica, Demma e Mosca propongono: “Trolliamo un po’ Avesani?”, in riferimento al neurologo Mirko Avesani, a sua volta coinvolto in contenziosi con Bruzzone. Secondo il pm Ganassi, questa conversazione fa ipotizzare che le indagate utilizzassero parte del tempo “a interagire tramite profili fake con altri utenti social”.