Tra gli argomenti del No al referendum citiamo anche i precari dell’Ufficio del processo
di Susanna Mariani
Solo saltuariamente e con scarsa enfasi trovo nella discussione a sostegno del No, un riferimento alla stabilizzazione dei precari dell’Ufficio del Processo (UPP), che sono laureati in Legge, vincitori di un concorso nazionale, e che sono stati assunti con contratti a tempo determinato con finanziamento del Pnrr. Il dottor Gratteri ultimamente in un suo intervento ha sottolineato le maggiori spese che si renderebbero necessarie con la vittoria del Si, per la duplicazione dei Csm e la creazione di una Alta Corte Disciplinare, per creare nuove sedi per tali organismi e non ultimo la duplicazione delle spese per due differenti concorsi per l’assunzione dei magistrati giudicanti e di quelli inquirenti.
Vorrei con questa nota che venisse sottolineato di più come potrebbe essere disastroso che per aggravio di tali spese legate alla vittoria del Sì, in un sistema già così carente di personale venissero sottratte al lavoro di supporto ai magistrati 6000 addetti UPP (prospettiva attuale). Inoltre tali giuristi hanno sviluppato nel servizio prestato esperienza e capacità che andrebbero perse a sicuro danno della velocizzazione dei processi e di noi cittadini.
Ho esperienza diretta di quanto questi UPP abbiano lavorato duramente con turni massacranti, impossibilità a prendersi ferie o periodi di studio per partecipare a concorsi per posizioni a tempo indeterminato, contribuendo pertanto in modo determinante alla velocizzazione e digitalizzazione dei processi ottenendo gli obiettivi previsti dal Pnrr.
In sintesi a sostegno delle ragioni del NO, va sottolineato che al cittadino interessi una giustizia rapida, con tempi certi e con mezzi tecnologici e personale di alta professionalità (Laurea in Giurisprudenza). Pertanto la richiesta alla stabilizzazione degli UPP deve essere uno degli argomenti ribaditi per la campagna per il No.