Torna in libreria dal 4 marzo Ivano Barberini con “Il coraggio di cooperare. Come vola il calabrone”: un classico del pensiero cooperativo riproposto in nuova edizione aggiornata e arricchita, capace di parlare al presente. Figura chiave per la cooperazione italiana e globale, Barberini (Modena, 1939-2009) è stato il primo italiano alla guida dell’Alleanza Cooperativa Internazionale. La rilevanza di questo volume sta nella potente attualità della sua critica ai modelli puramente finanziari e nel rilancio di un’idea di impresa orientata a bisogni collettivi, democrazia economica e responsabilità pubblica. Nel libro tornano temi ricorrenti: indipendenza economica e democrazia sostanziale, conflitto capitale-lavoro, autonomia dei corpi intermedi, disuguaglianze e precarietà, concentrazione del potere, oltre al nesso tra cooperazione, giustizia sociale e antidoto alla solitudine sociale. In un contesto geopolitico instabile, questa impostazione può diventare materia per un’analisi che superi il piano economico e tocchi quello culturale e civile.
Il Fatto Quotidiano pubblica la prefazione che allora firmò Rita Levi-Montalcini e un estratto del volume.
Cooperazione e natura umana
di Rita Levi-Montalcini
L’autore del presente saggio, Ivano Barberini, paragona il volo del calabrone alle attività del movimento cooperativo. Così come il calabrone vola basso perché, secondo le leggi della fisica, la sua apertura alare non è conforme al peso corporeo, anche l’impresa cooperativa, secondo le leggi dell’economia, non potrebbe agire nel mercato in quanto non ha finalità di profitto. È insito nella natura umana, sin da quando il nostro più arcaico predecessore, l’Australopiteco, discese dagli alberi nella savana africana, unirsi in gruppi per fronteggiare i pericoli ambientali.
Le cooperative hanno radici antiche, ma la prima cooperativa di successo nasce nel 1844 in Inghilterra, con la finalità di migliorare le condizioni di vita dei singoli individui. L’associazionismo delle persone in forma cooperativa sorse in diverse parti del mondo per combattere la povertà, per la creazione di un lavoro dignitoso, per il divenire di una società migliore. Il vantaggio del metodo cooperativo è dimostrato dal progressivo rigoglioso sviluppo di queste imprese. I membri beneficiano collettivamente di tali attività apportando miglioramenti comunitari e creando un patrimonio sociale locale e, allo stesso tempo, globale. La forma di impresa cooperativa si dimostra inoltre la più idonea a favorire la crescita di capitale umano e a dimostrarne la grande potenzialità per l’economia della società di appartenenza.
In ogni parte del mondo, un considerevole numero di soci è impegnato nel difficile compito di farsi valere nella gestione delle imprese e nell’organizzazione economico-finanziaria. Questo eccellente saggio pone in evidenza la lunga, e quanto mai vasta, esperienza di Ivano Barberini. L’autore ripercorrendo a ritroso il cammino cooperativo internazionale, fino ai tempi odierni, afferma che questo sistema non contravviene all’etica della convivenza civile. I risultati conseguiti dal sistema cooperativo dimostrano la capacità di costruire reti di persone e organizzazioni, su basi di responsabilità e solidarietà, così come espresso dall’autore: “La vera solidarietà è condividere e diffondere la conoscenza, aiutare le persone a crescere e migliorarsi“.
Le cooperative rappresentano la collaborazione tra gruppi di individui e organizzazioni per uno sviluppo economico equo e sostenibile e con esso la pace e la giustizia sociale. Il valore etico e sociale del movimento cooperativo viene posto straordinariamente in rilievo dall’autore. Gli obiettivi dell’impresa cooperativa sono volti al perseguimento del benessere individuale e collettivo, un modello questo utile per affrontare le sfide economiche e sociali all’inizio del terzo millennio. Il rigoglioso sviluppo delle cooperative, in un periodo critico, quale quello attuale, dimostra la validità della collaborazione e sinergia attuata da tale sistema. Un movimento mondiale guidato con alta competenza da Ivano Barberini. È mio privilegio essere legata a lui da viva amicizia, profondo affetto e ammirazione per la capacità di superare momenti difficili del suo splendido percorso a capo delle più importanti istituzioni riguardanti il settore del mondo cooperativo e dell’Alleanza cooperativa internazionale.
Dal libro
Oggi le guerre continuano a mietere vittime soprattutto tra la popolazione. Donne, vecchi e bambini ne subiscono gli effetti direttamente e indirettamente, perché i conflitti armati, le crisi umanitarie, le privazioni di diritti fondamentali sono il contesto entro il quale governi, società e poteri continuano a mettere in atto pratiche scellerate volte al depauperamento delle risorse, alla compressione dei bisogni o allo sfruttamento di intere popolazioni. Il conflitto senza fine tra Palestina e Israele, le guerre “dimenticate” in Africa e in altri continenti segnano le coscienze e innalzano barriere, tra popoli e tra etnie diverse, difficili da sormontare. Quando la ragione è affidata all’efficacia delle armi a disposizione, scompare ogni razionalità nel confronto.
La drammaticità di questo scenario sollecita l’urgente ricerca di nuove strade che possano portare a una società più giusta, più equa e pacifica. È questa l’alternativa da perseguire per la costruzione di rapporti economici e sociali che salvaguardino i diritti primari di donne e uomini nel mondo. Per contribuire a realizzarla è indispensabile promuovere una nuova politica di solidarietà internazionale capace di generare pace; una nuova politica di sviluppo fondata sul “vivere e condividere insieme” e nuove pari opportunità che consentano a tutti l’accesso e la gestione delle risorse del pianeta Terra.
John Maynard Keynes ha scritto a suo tempo che “la pace internazionale deve essere assicurata dalla piena occupazione”. Non si crea lavoro senza sviluppo e senza pace non si crea né l’uno né l’altro. Ragion per cui diviene evidente il fatto che tra sviluppo economico, creazione di lavoro dignitoso e mantenimento della pace vi è un nesso inscindibile.
È importante che questi tre fattori siano interpretati nei loro significati pieni e attuali. Il termine “sviluppo economico” comprende tutti i cambiamenti, economici e sociali, tecnici e istituzionali che si verificano congiuntamente al miglioramento degli standard di vita. Tale definizione stabilisce una differenza tra sviluppo economico e crescita. Questa ultima è limitata all’aumento del volume di produzione per abitante. Si può perciò avere crescita senza sviluppo economico. Giorgio Ruffolo sostiene che non si può contare sulla crescita continua in un pianeta dalle risorse limitate. Tuttavia non si può neppure pensare di bloccare lo sviluppo ai livelli attuali di povertà e di ineguaglianza che affliggono il mondo. […]
È un dilemma su cui si giocano scelte decisive per il futuro dell’umanità. Charles Handy, economista, già insegnante alla London Business School, paragona lo sviluppo che non produce benessere diffuso e non rispetta le persone a una scultura esposta nei giardini di Minneapolis: un impermeabile di bronzo atteggiato a figura umana, vuoto, senza corpo. È il simbolo di un paradosso e dell’assurdità di una crescita che non si traduce in sviluppo umano. Il lavoro dignitoso rappresenta un diritto fondamentale e un fattore essenziale di cittadinanza. Oltre a produrre benessere e garantire un reddito al lavoratore, il lavoro deve anche garantire il rispetto della dignità dell’individuo e lo sviluppo umano. Come si vede la pace significa molto di più che la mera assenza di conflitti armati ed è molto più complessa della guerra poiché è correlata a tutti i fattori che caratterizzano la società moderna.
