Quando i favoriti sono due, il gioco – finalmente – si fa stimolante. È quanto sta accadendo nella categoria dei candidati all’Oscar per la miglior regia. Un cinquina che quest’anno offre una diversificazione di sguardo di alto livello con tre statunitensi, una cinese naturalizzata Usa e un norvegese in lizza. Andando per esclusione, ovvero che Chloé Zhao per Hamnet, Joachim Trier per Sentimental Value e Josh Safdie per Marty Supreme sono da considerarsi già fuori gara – i loro film si dovranno “accontentare” di statuette in altre categorie, in taluni casi prestigiose come i migliori attori protagonisti – la sfida si stringe su Ryan Coogler per I peccatori (Sinners) e Paul Thomas Anderson per Una battaglia dopo l’altra (One Battle After Another). Un derby californiano che nella Award Season ha alternato le inclinazioni dei favori per l’uno o per l’altro, su basi e ragionamenti tutti validi e condivisibili. Vediamo quali.
Partendo da I peccatori, film dotato di 16 nomination, record assoluto nella storia, in un aggiornamento datato 9 marzo Variety lo considera il superfavorito alla vittoria motivata non solo dal numero impressionante di candidature, ma anche e forse soprattutto dal box office esplosivo ottenuto in patria, $ 369milioni tra Usa e Canada su $ 700milioni worldwide, qualcosa di inedito per un horror/musical che partiva lontanissimo dalle premesse di un blockbuster quale si è rivelato in seguito.
Il film, diretto da Coogler con energia visiva e capacità di orchestrare generi diversi con ritmo e controllo, ha ricevuto alcuni premi importanti, ma nessuno di questi indirizzato direttamente al 39enne regista di Oakland di cui Sinners rappresenta il quinto lungometraggio, successivo alla doppietta di Black Panther. Il dato non è indifferente rispetto alle probabilità che la statuetta venga a lui assegnata, tutt’altro. Non è quindi un caso che le prediction meramente affidate alle scommesse diano il film interpretato da Michael B. Jordan “solo” a 11 quote la puntata.
Quote che invece drasticamente scendono a 1,03 in riferimento alla regia di Paul Thomas Anderson, decretandone così i favori dei bookmaker. E questo perché Una battaglia dopo l’altra con le sue 13 nomination si è portato casa praticamente tutti i premi della corsa all’Oscar legati al regista nato a Los Angeles nel 1970: Golden Globe, Bafta, Critics’ Choice Award, Directors’ Guild Award. Una quantità e qualità di riconoscimenti che difficilmente non consentiranno a PTA di trionfare finalmente anche alla Notte del 15 marzo, considerando anche che a oggi è il cineasta con maggior candidature in carriera (14) ancora non trasformate. Ciò non fa che innalzare il cosiddetto “hype” per una sua agognata e meritata vittoria.
Solo Variety, si diceva e non è poco, non lo dà per superfavorito, appellandosi principalmente agli entusiasmi ricevuti in patria da I peccatori. Ma per chi scrive sarebbe arrivato il momento di celebrare uno dei massimi talenti cinematografici della contemporaneità, capace ancora una volta di mettere in scena un testo – liberamente adattato da Pynchon – potente, mirabolante, complesso, coraggioso e ferocemente politico.