Una madre di dieci figli che ha tenuto prigioniera una donna come schiava per 25 anni, è stata condannata a 13 anni di carcere. Mandy Wixon, 56 anni, è stata riconosciuta colpevole di sequestro di persona e di aver costretto la donna a subire abusi di varia natura nella casa a Tewkesbury, nel Gloucestershire. La vittima, affetta da disabilità intellettiva e ora sulla quarantina, ha dovuto subire l’uso di detersivo per piatti, candeggina sul viso e rasatura forzata. Non solo: doveva nutrirsi di avanzi.
Abusi durati 25 anni
Nel pronunciare la sentenza presso la Corte della Corona di Gloucester, si legge sulla BBC, il giudice Ian Lawrie KC ha detto a Wixon: “Lei ha tenuto crudelmente e persistentemente prigioniera questa donna… Il trauma duraturo di quella schiavitù rimane”. In una dichiarazione, la vittima ha affermato: “Per 25 anni ho vissuto nella paura, nel controllo e negli abusi. Sono stata trattata come se la mia vita, la mia libertà e la mia voce non contassero nulla”.
Durante il processo di gennaio, la corte ha appreso che la donna – che la BBC chiama K – era nata in una famiglia problematica. Nel 1996, quando K aveva circa 16 anni, fu affidata alle cure di Wixon, che la picchiava regolarmente e le rompeva i denti con il manico di una scopa, secondo quanto emerso in tribunale. K perdeva i denti anche a causa della scarsa igiene orale, ed era costretta a lavarsi di nascosto di notte. Dovendo stare costantemente in ginocchio a pulire i pavimenti, a K erano venuti grossi calli sui piedi e sulle caviglie.
Una nuova vita
In un’intervista, il sovrintendente investigativo Ian Fletcher, della polizia del Gloucestershire, ha affermato che Wixon era riuscita a tenere K prigioniera per così tanto tempo perché era “molto, molto manipolatrice” nei confronti della sua stessa famiglia.
Dopo 25 anni di prigionia K è stata trasferita presso una nuova famiglia affidataria, ha iniziato a frequentare l’università e, piano piano, a vivere. Durante l’udienza di condanna, il pubblico ministero Sam Jones ha letto in tribunale una lettera scritta dalla vittima, nella quale affermava di portare ancora “il trauma e gli incubi” ogni giorno. “Ora vivo con una famiglia meravigliosa che mi dimostra gentilezza, pazienza e sostegno. Il loro amore mi sta aiutando a ricostruire lentamente la vita che mi è stata tolta e [posso] iniziare a sentirmi di nuovo al sicuro”, ha scritto, aggiungendo: “Niente potrà restituirmi i 25 anni che ho perso“.